LUCIA BIGOZZI
Cronaca

Pronto soccorso, mesi caldi. Fino a 240 accessi al giorno. Entro luglio il nuovo reparto

Open space quasi finito, la rivoluzione attesa da anni, ma manca il personale. Unite le forze con il 118 e mobilitazione dei medici. Pochi gli specializzandi. .

Pronto soccorso, mesi caldi. Fino a 240 accessi al giorno. Entro luglio il nuovo reparto

La buona notizia è il "nuovo" Pronto soccorso a fine mese. Quella meno buona è il numero di specialisti dell’emergenza urgenza, in carenza "cronica". Sono le coordinate all’interno delle quali si muove l’hub del San Donato che da inizio gennaio, come l’altro hub di Grosseto registra accessi in salita: ogni giorno passano dal Triage circa 200 persone con punte fino a 240. Per coprire tutti i turni, servirebbero almeno tredici medici in più, calcola Maurizio Zanobetti al timone del Pronto Soccorso. Le ragioni non sono aretine, o almeno non solo se si pensa che le borse in scuola di specializzazione in tutta Italia non vengono mai coperte per i posti messi a disposizione, fino ad arrivare a deficit dell’80% dei posti disponibili. Nell’Area vasta della Sud Est che fa capo come università a Siena da anni gli specializzandi si contano sulle dita di una mano, e quest’anno ce ne sono solo due. Non va meglio Firenze, alle prese con otto specializzandi. "Il punto è che il nostro lavoro non è più attrattivo. Molti scelgono altre specializzazioni, sia per il carico di lavoro che per i livelli di retribuzione di stipendio base pari ad altre specialità. E’ un problema di domanda e offerta. Del resto, fare una notte in Pronto soccorso, non vuol dire fare una guardia, ma essere come in pieno giorno". La ricetta? Si ottimizza l’organizzazione del piano di lavoro e delle presenze, puntando sulla sinergia con la centrale operativa del 118 guidata da Simone Nocentini. "Condividiamo gli stessi medici: questo ci consente di dare risposte e coprire il servizio, anche se con difficoltà: ad esempio riducendo le ferie a 15 giorni in estate e proponendo - l’adesione è volontaria - la produttività aggiuntiva di ore ben remunerate in base al piano della Regione". La coperta è troppo corta, non da ora, e il concorso già chiuso, non porterà numeri in aggiunta rispetto al fabbisogno perchè da un lato serve a stabilizzare i medici convenzionati già in servizio dall’altro "pesca" tra pochi specializzandi, peraltro già contrattualizzati con contratti libero professionali che "la Asl Tse ci ha opportunamente concesso". Un problema che riguarda tutta la Toscana e nella "nostra area vasta in particolare la provincia aretina che vede deficit di medici anche negli altri presidi ( Casentino, Valtiberina, Valdichiana e Valdarno)". La carenza, si associa a più accessi al Pronto soccorso e di questi oltre la metà non dovrebbero varcare la soglia del San Donato ma trovare una risposta sul territorio. Chiaro il meccanismo che si crea e che di fronte alle attese dopo il Triage, scatena episodi di intolleranza verso infermieri e medici.

"Atteggiamenti incomprensibili sopratutto da chi non ha bisogno del nostro intervento ma potrebbe rivolgersi altrove", spiega Zanobetti. Che tra un "taglia e cuci" su turni e personale per "garantire risposte a tutti" si prepara a riprendere l’attività finora concentrata su un’unica ala dell’hub e da fine mese distribuita nell’Open Space. Un’area attrezzata con 16 postazioni tecnologicamente avanzate. Da ieri sono partiti i lavori che consentiranno la riorganizzazione dell’osservazione breve intensiva con 4 postazioni per casi di contagi pandemici e accesso separato dalla "camera calda". E a proposito di contagi, il Covid rialza la testa: non come patologia grave, ma come numero di positivi. Lo dice l’esito dei tamponi ai pazienti. La tendenza è in aumento, ma si tratta di sintomi lievi. Tutta un’altra storia dagli anni bui appena alle spalle.