
Andrea Bindi è. vigile del fuoco e anche poeta. Qualche giorno fa, in una piazza San Domenico piena,. ha presentato il suo nuovo libro, «Una storia vera». La realtà come. punto di partenza per storie dentro e fuori dalla caserma
di Gaia Papi
AREZZO
Storie vere, lette, ascoltate e applaudite. Andrea Bindi ha scelto di raccontarle con il passo lento della poesia e la verità schietta di chi ogni giorno ha a che fare con la vita vera. Nessuna fiction. Nessuna finzione. Solo la forza dei fatti, la dolcezza delle parole. E una piazza, quella di San Domenico, piena, in cui Bindi, il vigile del fuoco poeta, qualche giorno fa ha presentato il suo nuovo libro. Le copie andate a ruba, oltre 80 firmate in una sera, dicono che c’è bisogno di storie così: vere, semplici, potenti.
Andrea, questo è il tuo secondo libro. Da dove nasce questa raccolta di storie?
"Nasce come la prima: da storie vere. È il loro comune denominatore. Non è il seguito, è un fratello. Alcune sono nate prima del primo libro, altre sono recentissime. La realtà è sempre il punto di partenza".
Parli di storie dentro e fuori dalla caserma. Quanto della tua vita personale si intreccia con queste narrazioni?
"Tanto. Ci sono riflessioni mie, episodi familiari, e anche figure aretine come Nando Broglio, uno dei vigili del fuoco che cercò di salvare il piccolo Alfredino caduto in un pozzo. Un uomo che ha rappresentato il senso del dovere fino in fondo".
Il titolo, "Una storia vera", ha radici familiari. Ce lo racconti?
"Quando da piccoli guardavamo un film che non piaceva, mia madre diceva: "Eh, ma è una storia vera". Come se bastasse per renderla importante. È rimasto dentro di me. Questo libro si chiama così perché ogni cosa che racconto è successa davvero. Non riesco ancora a scrivere d’invenzione".
La musica sembra un elemento costante nei tuoi testi. È così anche in questo libro?
"Sempre. Scrivo ascoltando Ivan Graziani, Lucio Dalla, Springsteen. Le poesie, per me, sono canzoni. Le vedo come un "greatest hits" dell’anima. Ho questa fantasia: che i miei libri siano dischi da ascoltare".
Come nasce concretamente una poesia o una storia?
"A volte all’improvviso, altre volte si sedimenta qualcosa e poi esce. Non tutto si scrive subito. Una cosa accaduta due giorni fa può diventare una poesia domani".
Hai condiviso su Instagram versi durissimi: "È incastrata in una finestra…". Un tema delicato. Come hai trovato il tono giusto?
"Non volevo sembrare un eroe. Quella ragazza era in pericolo, e io c’ero. Tutto dipendeva da me. Ma non volevo raccontarlo con enfasi, solo dire cosa si prova. È stato difficile, ma credo di aver trovato il modo".
Essere pompiere ti ha allontanato o avvicinato alla sensibilità artistica?
"Mi ha costretto ad affrontarla. Ti butta addosso emozioni enormi, che non puoi ignorare. Non puoi dividerti in scomparti: quello che vedi ti entra dentro e prima o poi esce. Scrivere è il mio modo per restituire senso".
La scrittura è una passione antica?
"Sì. Leggo moltissimo. Mi ero fermato per anni, poi il lavoro e la vita mi hanno riportato alla scrittura. Ho trovato una chiave per raccontare con sincerità. E credo che la sincerità sia l’unica cosa che resta".
Il vigile del fuoco poeta, ma anche sindacalista con il Conapo. Quanto conta oggi questo impegno?
"L’impegno sindacale, ormai decennale come responsabile Conapo, è per me un impegno umano in primis. In nome di tutte quelle persone che hanno contribuito a fare di questo ambiente non solo un luogo di lavoro ma una comunità vera e propria. Soprattutto di quelle persone che non ci sono più, e nel loro ricordo si va avanti. La questione dei Pfas, sotto gli occhi di tutti, ha ribadito, casomai ce ne fosse bisogno, che le lotte e i cambiamenti nascono sempre dal basso. E quindi qui stiamo, in basso, a fianco dei colleghi e delle famiglie".