Muore a 28 anni dopo il codice verde al pronto soccorso, la madre chiede giustizia: “Indagine ferma, perché?”

Cavallini era stata accettata senza priorità al pronto soccorso: in 24 ore il decesso per un’infezione. Mamma Cristina racconta la vicenda del 2021 su Facebook: "Pronta a pubblicare le cartelle cliniche”

Un ospedale. Nel riquadro, Cristina Fioretti con la figlia Ylenia Cavallini morta a 28 anni
Un ospedale. Nel riquadro, Cristina Fioretti con la figlia Ylenia Cavallini morta a 28 anni

Arezzo, 5 gennaio 2024 – È morta a 28 anni dopo un giorno e mezzo di agonia in ospedale. E la mamma chiede giustizia. "Questa è la storia di Ylenia Cavallini": inizia così un lungo post che è apparso su Facebook: in poco più di 24 ore le condivisioni sono state più di mille.

Scrive la mamma Cristina Fioretti: "Dopo la denuncia ai carabinieri, ho deciso di fare un appello pubblico sui social per chiedere giustizia per mia figlia".

La procura di Arezzo ha aperto un fascicolo nel 2022, senza ancora un esito.

Ma riavvolgiamo il nastro. È il giorno di Santo Stefano 2021: "Alle 6 del mattino, Ylenia si sente male: inizia a vomitare e gli fa male la pancia. Alle 12 chiamo l’ambulanza dove mia figlia - ci tiene a sottolinearlo la mamma - entra con le sue gambe".

Al pronto soccorso di Arezzo, la situazione viene classificata come un codice verde. A Ylenia fanno le analisi del sangue: intanto la mamma cerca di rimanere aggiornata sulla situazione a distanza (il covid non permetteva alternative), parlando con la figlia al cellulare.

"Alle 17 ho chiamato l’ospedale e mi hanno detto che avevano trovato un’infezione nel sangue e quindi gli avrebbero fatto una tac addominale - racconta la signora Fioretti - alle 19 mi dicono che risulta un colon ingrossato: pensano che siano feci e che debba andare di intestino".

“Chiamo Ylenia alle 21.20: stava ancora malissimo e a malapena riusciva a parlare - prosegue la madre - alle 22 dall’ospedale mi parlano ancora di un colon molto grosso: mi dicono che la mattina successiva mi avrebbero chiamato per dirmi in che reparto si trovava".

In piena notte, all’1.45, però squilla il telefono: "Mi chiama un altro chirurgo dicendomi che quando ha visitato mia figlia era già in acidosi metabolica, aveva un megacolon tossico che gli hanno dovuto asportare perché era in necrosi: era in rianimazione intubata e gravissima perché in setticemia: Credevo fosse un incubo". Dall’ospedale, dicono alla signora Fioretti di tornare alle 17 di pomeriggio. "Alle 13.30 mi chiamano e mi dicono di andare di corsa perché, testuali parole, "questa ragazza non reagisce a niente". Quando sono arrivata, l’infermiera mi dice, "sua figlia sta morendo".

Il 27 dicembre 2021 il cuore di Ylenia smette di battere.

Mamma Cristina è straziata dal dolore: con il suo medico decide di controllare la cartella clinica. "Alle 17 già sapevano che c’era una un’infezione evidente e alle 21.45 già risultava che era erano stati chiamati tre rianimatori - dice Fioretti - a me hanno chiamato solo dopo mezz’ora e non mi hanno detto niente: mi hanno negato di vedere la mia bambina e le hanno negato di avere sua mamma vicino".

Così Fioretti, nel maggio 2022, assistita dall’avvocato Luca Bufalini, sporge denuncia per responsabilità colposa per morte in ambito sanitario e abbandono di persone incapaci.

In procura si apre un fascicolo con pm Francesca Eva. Ma dopo un anno e mezzo non c’è né una richiesta di archiviazione, né un rinvio a giudizio.