Salvatore Mannino
Cronaca

L'ora della riapertura: ristoranti e bar da domani in pista ma è ripartenza a metà

La stima è perdere il 50%, tavolini fondamentali. Vestri: aspettiamo le regole per allargarci all’aperto e le vie pedonali. Negozi pronti. Parrucchieri: pieno di appuntamenti

Ristoranti ai blocchi di partenza

Ristoranti ai blocchi di partenza

Arezzo, 17 maggio 2020 - Alla fine è tana liberi tutti. Non solo i negozi, di cui già si sapeva che avrebbero riaperto domani, non solo i parrucchieri e gli estetisti (il settore bellezza, già pieno di appuntamenti), mille esercizi per 2 mila addetti, che ci speravano di ottenere la deroga per il 21, ma anche bar e ristoranti (1200 i primi, 500 i secondi), che fino all’ultimo sono rimasti sul filo, convinti di dover aspettare almeno il 23, sabato prossimo, e invece si ritrovano insperatamente liberi di ripartire.

Perdipiù dopo aver ottenuto quello che chiedevano di più, ancor di più del via libera a tornare, la riduzione cioè a un metro di quei quattro metri di quadrati di distanza sociale fra un tavolo e l’altro che loro avevano indicato come l’anticamera del fallimento.

Infatti, la voce di Federico Vestri, presidente dei ristoratori aretini (3300 dipendenti, compresi i bar) di Confcommercio, è al telefono più squillante del solito: «Siamo contenti e impreparati. Credevamo di dover aspettare ancora fino al prossimo week-end, ma la voglia di ricominciare è tanta, nonostante tutto siamo pronti a rialzare le serrande. Non saremo perfetti, ma le condizioni di sicurezza ci siamo già organizzati per garantirle».

Comunque sia, mette le mani avanti Vestri, titolare del Crispi’s, del Ristoburger e del Mexcal di via Pietri che per ora resta chiuso, niente sarà come prima. «Anche con la riduzione a un metro, perderemo la metà dei posti. A cominciare da me che al Crispi’s ne salverò, se va bene, 70 su 140. Perchè non c’è solo il metro fra un tavolo e l’altro, ma anche quello fra chi sta allo stesso tavolo quando non autodichiara la convivenza con il familiare accanto. Un tavolo di solito è 80 centimetri per 80, quindi dovremo diradarli per rispettare le misure di sicurezza».

Ecco perchè il presidente dei ristoratori e i suoi colleghi puntano ancora molte delle loro carte sui posti all’aperto, sull’occupazione gratuita del suolo pubblico che era già un impegno del sindaco Ghinelli e che adesso è diventato anche una promessa del premier Conte nel decretone.

«Aspettiamo le decisioni del Comune, aspettiamo le pedonalizzazioni che erano in progetto, a cominciare da quella parziale di via Roma e via Crispi, come nelle Notti Bianche. Crediamo che sia fondamentale, soprattutto finchè dura la bella stagione. La gente ha un po’ paura a tornare nei locali, il fatto di poter mangiare all’aria aperta e non al chiuso potrebbe essere un incentivo importante a uscire».

Certo, e Vestri è il primo ad esserne consapevole, niente sarà come prima, anche in termini di incassi. «Credo che potremmo dichiararci moderatamente soddisfatti se le perdite fossero contenute nel 50 per cento. Dico da qui a fine anno, perchè il bilancio di questi due mesi di stop è ancora peggiore. Anche chi ha fatto l’asporto come noi non ha recuperato poco più del 10 per cento. Serviva più che altro a mantenere il rapporto col cliente, a non farci dimenticare».

Adesso si tratta di convivere con la paura e con la tasche dimagrite dall’emergenza di chi si accomoderà ai tavoli: «Speriamo nella voglia di ricominciare degli aretini, nel desiderio di farla finita con questo clima mesto». Vestri, nei limiti del possibile, ci crede.

Tanto che non esclude di riaprire anche il Mexcal, tipico locale da movida, di quelli nei quali i ragazzi si assiepavano con il clima mite. «Per ora non è possibile, c’è ancora il rischio degli assembramenti vietati sotto le scale mobili. Ma fra un mese e due chissà». Una settimana fa pareva un discorso chiuso, che almeno se ne parli è un po’ il simbolo di una nuova stagione che comincia.