Arezzo, 17 luglio 2018 - Tra i vizi italiani il divieto di sosta è indubbiamente uno dei più gettonati ma una multa così, a memoria d’uomo, se la ricordano in pochi. Perché stavolta a violare il codice della strada sarebbe stato (il condizionale è d’obbligo perchè il ricorso contro la sanzione è ancora in corso) nientepopodimeno che un gregge di pecore, cui i carabinieri forestali di Badia Tedalda, alta Valtiberina aretina, contestano di aver occupato abusivamente una strada.

Non la solita auto, dunque, parcheggiata più o meno immaginosamente sulle strisce, su un marciapiede, su un’aiuola od ovunque la fantasia infinita dei guidatori suggerisca di lasciarla, ma un gruppo di ovini che si piazzano nel mezzo di una via vicinale e si fanno cogliere «in flagrante» dai tutori della legge, nel caso specifico la Forestale. Pare una barzelletta, ma è tutto vero. E anche in perfetta conformità con la legge. Articolo 184, commi 7 e 8 del codice della strada, che gli inflessibili tutori delle regole hanno applicato col massimo del rigore: «Le moltitudini di animali non possono sostare nelle strade e, di notte, devono essere precedute da un guardiano e seguite da un altro, ambedue devono tenere acceso un dispositivo di segnalamento».

Una del numero spropositato di norme che accompagnano la nostra vita, ma finora non si era mai saputo che fosse stata applicata in concreto, con tanto di multa da 82,5 euro al pastore proprietario del gregge. La sanzione risale al maggio scorso, ma la storia l’ha tirata fuori domenica su Facebook il sindaco di Badia Tedalda, Alberto Santucci, uno che quando c’è da mettere ialla berlina la Forestale, da cui lo divide una storica ruggine, non si tira mai indietro. Figuriamoci, dunque, se si faceva sfuggire la storia di Valentino Gori, il giovane pastore che a lui si è rivolto per avere giustizia, visto che alla fine la multa la riscuote il Comune.

Succede, dunque, almeno secondo la versione del proprietario del gregge perchè alla Forestale preferiscono non commentare, che in una bucolica giornata di primavera le pecore se ne stiano tranquillamente a brucare nel recinto all’interno del quale vivono e producono latte o lana. Sei capi però nei loro spazi ci stanno stretti e pensano bene di evadere, andandosi a rifugiare nel bel mezzo della strada che da Rofelle, frazione di Badia, conduce al Monte Botolino, sui primin contrafforti dell’Appennino. «Al massimo- chiosa il sindaco - ci passerà una macchina al giorno».

Il caso vuole che quell’unica auto quotidiana sia dei carabinieri forestali, i quali sorprendono ad occupare la sede viaria la bellezza di quattro agnelli e due pecore, le madri che hanno seguito i cuccioli. «E’ divieto di sosta», contestano le guardie, non degli ovini ma del codice della strada, che notificano il verbale al padre di Valentino Gori, quel giorno assente per alcune commissioni a Sansepolcro, il capoluogo della Valtiberina.

«Ma come facevo io - si domanda adesso il pastore - a vigilare sulle pecore se per l’appunto erano fuggite dai nostri controlli?». Una domanda che ora sarà alla base della difesa con cui lui chiederà di cancellare la multa. E Santucci incalza: «Dovrebbero dargli la medaglia a uno che alleva le pecore su queste montagne, quando tutti smettono per paura dei lupi, invece lo multano». Un paradosso, d’accordo. Ma non siamo nel paese dei paradossi?