GLORIA PERUZZI
Cronaca

L’alba di Benvegnù . Mengo chiude col botto: "Una festa in musica nella città che amo"

Un’occasione per festeggiare un’artista molto legato ad Arezzo. Infatti proprio nel 1996 arrivò per la prima volta a Villa Severi per esibirsi. Domani alle 6.30 del mattino il concerto all’alba nella Fortezza .

L’alba di Benvegnù . Mengo chiude col botto: "Una festa in musica nella città che amo"

"Continuo a vivere questi giorni come se tutto fosse misterioso e non praticabile da me che sono un uomo così terreno", dice Paolo Benvegnù, talento indiscutibile del cantautorato italiano eppure sempre a un soffio dal gradino più alto del podio. Non stavolta. Unico artista nominato in due categorie diverse al Premio Tenco 2024, la più importante rassegna italiana della Canzone d’Autore, ha vinto la Targa Tenco per il "Migliore album in assoluto" con "È inutile parlare d’amore" (prodotto insieme a Luca Baldini), disco numero 100 dell’etichetta aretina Woodworm, e secondo classificato con "L’Oceano", risultata "Miglior Canzone". Così, quello che già era stato annunciato come ‘evento speciale’ del MEN/GO Music Fest, il concerto all’alba nella Fortezza di Arezzo, domenica 14 luglio (ore 6.30), adesso è un’occasione imperdibile per festeggiare l’importante riconoscimento a un’artista molto legato alla città di Arezzo. Cos’ha pensato, Benvegnù, appena ricevuta la notizia del Premio?

"Secondo me si sono sbagliati, questo è stato il primo pensiero. Mi sembra tutto molto irreale, è una mia abitudine".

Non era la prima volta che entrava nella cinquina del Tenco. "No, è successo altre sei volte, ma forse la cabala, per certi versi, ha un senso. Come sempre è un risultato collettivo, sono grato ai miei compagni, da Luca Baldini che mi accudisce da vent’anni, a tutti gli altri ragazzi del gruppo e della Woodwrom".

Crede ancora di ‘scrivere canzoni brutte’ come canta?

"Sicuramente non so scrivere canzoni leggere e profonde. Magari profonde sì, ma all’interno della profondità non riesco a trovare uno slancio di apertura e speranza".

"È inutile parlare d’amore" è una rassegnazione suggerita dai tempi?

"No, mi piacerebbe poter dire che dovrebbe essere un manifesto programmatico, perchè credo che ci siamo dimenticati di tutto ciò che non è utile economicamente, perciò dedicarsi all’inutile è come iniziare a gettare sassi in un fiume, probabilmente non serve al progresso umano, ma magari può servire alla volontà di intercettare il mistero dell’altro".

Ciò che l’ha spinta ad avvicinarsi alla musica trent’anni fa, è ciò che la stimola ancora? "No, nel ’93 quando ho cominciato ero un giovane uomo danneggiato, usavo le canzoni come terapia e, forse, per cercare una posizione nel mondo. Oggi, mi dà tanto piacere il tipo di ricerca che faccio attraverso la musica".

Vent’anni fa usciva "Piccoli fragilissimi film" l’inizio di una nuova avventura professionale, in Toscana. Che ricordo ha?

"Con i compagni di allora ho imparato a vivere l’universo degli altri, prima riconosco di essere stato molto immaturo, volevo controllare tutto".

È un album a cui è particolarmente legato?

"Mi ha fatto capire che, a chi scrive, non dovrebbe mai mancare il pericolo: essere solidi in fase creativa fa sbilanciare molto meno e, io, in quel momento, avevo molte difficoltà. Ma il disco è nato senza ambizioni".

Ha cambiato idea realizzando la versione celebrativa che uscirà ad ottobre?

"Ringrazio la Woodwrom che ha avuto questa idea e tutti gli artisti che hanno partecipato con una generosità inusitata, mi fa sentire un privilegiato. Diciamo che è tutto un momento di grande irrealtà che non riesco a spiegare bene".

Che emozione le suscita l’alba?

"Bellissima. Suonando all’alba ad Arezzo, mi ricordo di tutte quelle che ho visto lì abitandoci. Domattina, sarà una cosa molto gioiosa, sono davvero felice".

Il luogo del cuore ad Arezzo? "Villa Severi. È lì che sono arrivato la prima volta quando con gli Scisma siamo stati selezionati da Arezzo Wave ’96. Ricordo benissimo l’arrivo in stazione e poi a piedi fino a Villa Severi. Mi dà sempre grande felicità poterci tornare".

Cosa le ha detto sua figlia del Premio?

"Mi ha detto: "Ma papà hai vinto?". Perchè, da sempre le dico che non conta niente vincere o perdere, conta solo far succedere delle cose che diano piacere a sé stessi e alle persone che ci sono vicine. Poi, però, le ho chiesto se credeva ai miracoli...".