"Io, un padre che ha perso il figlio". La festa amara e la forza di ripartire

Il 19 marzo diverso di Fernando: "A pranzo insieme, la sera Alessandro non c’era più. Il dolore cambia la vita". Poi la scelta di Romena, l’incrocio con altri genitori straziati. "Ti confronti, soffri ma non sei più solo"

Arezzo, 20 marzo 2024 – “La vita senza Alessandro non è più la stessa". Da quel giorno, tutto è cambiato, quasi come ritrovarsi in un’altra vita. Difficile sentire "il profumo della gioia", complicato provare a vivere giorni più leggeri perché la cicatrice è lì a ricordare il taglio, lo strappo che lacera e sanguina. Fernando Lepri fa il barista da una vita, Angela è infermiera specializzata e lavora in ospedale, vivono a Lucignano. Alessandro se n’è andato a venti anni, in un giorno come tanti dopo un pranzo in famiglia consumato tra sorrisi e tranquillità. Tutto all’aria nello spazio di poche ore: 29 aprile 2017 è la data del dolore che non passa.

Nel giorno della festa del babbo, Fernando racconta di come, a distanza di tempo, è riuscito a rendere sopportabile un dolore così grande, totalizzante. Un padre-coraggio che proprio nel giorno in cui ogni figlio celebra il genitore, allunga le sue braccia verso altri papà piegati dal dolore per un figlio che non c’è più. E traccia una strada possibile per ritrovare la forza di andare avanti.

Fernando, come è cambiata la sua vita?

"È diventata un’altra vita".

Cosa è successo quel giorno?

"Era un sabato, al mattino Alesssandro si è svegliato, è andato in palestra, poi abbiamo pranzato in un clima gioioso. Alessandro è uscito prendendo l’auto della mamma e ci siamo dati appuntamento per la sera. Nel giro di poche ore, Alessandro non c’era più".

Come avete affrontato il dolore?

"Dei primi giorni dopo la tragedia non ricordo quasi niente. Per due settimane con Angela ci siamo fermati, sopraffatti dal dolore: perdere un figlio è qualcosa difficile da spiegare a parole. Un genitore non vorrebbe mai sopravvivere al figlio e quando accade, è devastante. Poi ho detto a mia moglie: indietro non possiamo più tornare, dobbiamo riprendere a vivere e riprendere a lavorare. E in questo tentativo, è stato determinante l’incontro con don Luigi Verdi nella fraternità di Romena.

Cosa è accaduto?

"Una collega di Angela che aveva perso un figlio, ci ha parlato della possibilità di condividere un percorso con i genitori che affrontano la stessa esperienza. Davanti a noi avevamo un cammino per imparare a gestire l’assenza di Alessandro. Ricorderò sempre quel primo incontro".

Perché?

"Ci siamo resi conto che il nostro dolore era quello degli altri genitori. Non c’è stato bisogno di tante parole quanto, piuttosto, di stare insieme per confrontarci e sostenerci a vicenda. In questa dimensione abbiamo trovato una via d’uscita per tornare a vivere".

Qual è stata la chiave di volta?

"Quando perdi un figlio ti domandi: perché è successo proprio a me? E in questo tarlo rischi di avvitare tutto. Ma se ti ritrovi insieme a padri e madri che hanno il tuo stesso problema, il fatto di condividere il dolore aiuta a renderlo sopportabile. Nel gruppo Naìn di cui facciamo parte non ci si piange addosso, e il dolore di uno è il dolore di tutti. Certo, le ricadute ci sono sempre: uso l’immagine dei pedali di una bicicletta per descrivere i momenti miei e di Angela. Ci sono giorni che uno è giù e l’altro è su e viceversa, ma siamo insieme e andiamo avanti con coraggio e speranza".

Cosa direbbe a un padre che ha perso il figlio?

"Cercare un luogo come Romena, non chiudersi nel dolore e nel ricordo ma continuare a vivere, volersi bene, non lasciarsi sopraffare dai sensi di colpa. E affidarsi alla fede, se si ha".