La mattina dopo alla Oro Catene di via Baracca, alle porte della città
La mattina dopo alla Oro Catene di via Baracca, alle porte della città
Sono le 3.02 quando alla centrale operativa del corpo vigili giurati arriva la segnalazione di un allarme. È quello dell’azienda Oro Catene, in via Baracca, poco lontano dall’aeroporto di Molin Bianco. In un attimo vengono attivate le pattuglie che si mettono in strada direzione Pescaiola. Appena imboccata via Baracca, in quel momento completamente al buio, i fari dell’auto della guardia giurata illuminano la strada, è disseminata di chiodi a tre teste. A metà via un furgone è parcheggiato di traverso,...

Sono le 3.02 quando alla centrale operativa del corpo vigili giurati arriva la segnalazione di un allarme. È quello dell’azienda Oro Catene, in via Baracca, poco lontano dall’aeroporto di Molin Bianco. In un attimo vengono attivate le pattuglie che si mettono in strada direzione Pescaiola. Appena imboccata via Baracca, in quel momento completamente al buio, i fari dell’auto della guardia giurata illuminano la strada, è disseminata di chiodi a tre teste. A metà via un furgone è parcheggiato di traverso, bloccando la strada. E’ chiaro che è in corso qualcosa di grosso. Immediata la chiamata alla polizia di Stato, che arriva sul posto in una manciata di minuti a sirene spiegate.

Con ogni probabilità sono state proprio quelle a interrompere il piano ben progettato dei ladri che, nel frattempo, sono ancora dentro all’azienda. Prima di aprirsi un varco per intrufolarsi, hanno tranciato i cavi dei lampioni dell’illuminazione pubblica, facendo sprofondare la zona nel buio più completo. Poi cercano di abbuiare le linee wifi per oscurare le telecamere dislocate nella via, senza però riuscirvi completamente. Hanno pensato veramente a tutto, niente è lasciato al caso. Arrivano all’entrata secondaria della ditta, quella dalla quale si può accedere anche con le auto. Raggiungono una finestra, ne segano le inferriate, a quel punto è un gioco da ragazzi. Spaccano il vetro e con un balzo sono dentro. Scatta però l’allarme, il segnale è quello arrivato alla centrale del corpo vigili giurati alle 3.02. Probabilmente sanno di avere poco tempo. Tirano fuori le bombole di acetilene, un gas compresso utilizzato per far saltare bancomat e casseforti. Il loro obiettivo sono proprio i forzieri dell’azienda.

È tutto pronto, basta chiudere il gas compresso con uno stucco o un nastro adesivo, in modo da fare cassa di compressione, e bumb. Sono sufficienti pochi minuti, ne bastano cinque, per far scoppiare tutto. Una scintilla, la botta e la cassaforte che si apre come una scatoletta di tonno, e dà accesso ai suoi preziosi. La scena l’avranno immaginata così, al tavolino, mentre pianificavano il colpo fino a quel momento realizzato nei minimi dettagli. Ma quella manciata di minuti, pochissimi, loro non ce l’hanno più. Le sirene dell’auto della polizia di Stato si stanno avvicinando. Non c’è tempo da perdere. Si lascia lì, a terra, il gas, si recupera il resto degli strumenti, e via. Cercano la fuga, probabilmente, attraversando i binari. Basta superare un campo, proprio davanti all’entrata principale dell’azienda. Forse qualcuno li aspettava al di là della ferrovia.

Gaia Papi