Paride Minervini
Paride Minervini

Arezzo,  8 dicembre 2018 - Gli spari sotto la lente del super esperto. Nessuno più di Paride Minervini sa di balistica, a lui si ricorre nei grandi casi di cronaca nazionale, che siano il Mostro di Firenze o la morte di Gabriele Sandri nell’area di servizio di Badia al Pino. E a Minervini ricorre anche il pubblico ministero Andrea Claudiani per dipanare una volta per tutte la matassa del caso Fredy Pacini.

Quale traiettoria ha avuto il proiettile letale che ha ucciso nell’officina diMonte San Savino il romeno Mircea Vitalie? E’ questa la madre di tutte le domande, la cui risposta dovrà stabilire le sorti di Fredy, attualmente indagato per eccesso di legittima difesa; se cioè dovrà subire un processo o se l’accusa cadrà, trasformandosi in legittima difesa.

Claudiani ha dunque affidato a Paride Minervini, senese, maggiore dei parà, la perizia balistica destinata a sciogliere il nodo dei dubbi successivi all’autopsia sul corpo del romeno e che avevano portato Fredy, assistito dagli avvocati Giacomo Chiuchini e Alessandra Cheli, ad avvalersi della facoltà di non rispondere nel corso dell’interrogatorio davanti al pm. Il rebus riguarda appunto la dinamica dei fatti e l’apparente anomalia della traiettoria del proiettile mortale, quello che ha reciso l’arteria femorale di Vitalie e che è entrato dal basso verso l’alto all’altezza dell’anca.

Ma Fredy ha sparato dalla piccola finestra del soppalco dove dormiva da quattro anni dopo aver subito la bellezza di 38 tra furti e tentati furti. Era dunque in posizione più elevata rispetto al pianterreno dell’officina e la perizia si è quindi resa indispensabile per spiegare il tragitto del proiettile.

Alcune ipotesi sono già state fatte, ad esempio quella del colpo che rimbalza sul pavimento e solo successivamente va a colpire il ladro. La ricostruzione, però, cozza con il fatto che il proiettile non risulterebbe ammaccato come sarebbe logico nel caso di rimbalzo. Altra possibilità è che Vitalie sia stato colpito mentre era in caduta dopo il primo colpo al ginocchio e che la ferita letale sia dunque legata all’anomala posizione del corpo.

Minervini, avvalendosi di ogni strumento a disposizione, dovrà rimettere in ordine lo scenario, anche attraverso la simulazione, direttamente in officina, dell’irruzione del ladro armato di piccone e della reazione di Fredy: cinque colpi esplosi dalla pistola Glock che deteneva legalmente, tre andati a infrangersi contro il muro, uno a ferire il ginocchio del romeno, il quinto a uccidere.

E' un esperto di livello nazionale: maggiore dei paracadutisti, oltre ad aver analizzato lo sparo che uccise Sandri a Badia al Pino partito dalla pistola di Luigi Spaccarotella,  ha lavorato anche sull'omicidio in Iraq di Nicola Calipari e su quello in Somalia della giornalista Ilaria Alpi.

Dal 2007 è consulente tecnico della Commissione del Senato della Repubblica Italiana per l’uranio impoverito e per il caso della Moby Prince. Sempre a Minervini è stato affidato il proiettile recentemente scoperto per uno dei delitti del mostro di Firenze.

Passerà dunque al vaglio anche la ricostruzione di Fredy, raccontata nell’immediatezza del fatto e quindi non utilizzabile ai fini processuali. Il gommista aveva raccontato di aver sparato alle gambe e in posizione frontale, dall’autopsia sono emerse alcune criticità e ora il super esperto dovrà mettere la parola fine.