"Dormiamo in una tenda al freddo". Trattori, le notti su una collina

Gli agricoltori aretini raccontano il presidio alle porte di Roma. "Difendo il lavoro della mia famiglia" .

"Dormiamo in una tenda al freddo". Trattori, le notti su una collina
"Dormiamo in una tenda al freddo". Trattori, le notti su una collina

Il gruppo cresce. "Stanno arrivando altri colleghi dalla Toscana, mentre rinforziamo il presidio aretino con altri venti trattori da Sansepolcro". Alessandro Zucca, uno dei capi di Riscatto Agricolo, spiega i dettagli del piano nella doppia direttrice Roma e Valdichiana. Nel campo che affaccia sulla rotatoria a due passi dal casello autostradale, il presidio è aperto: "Sono rimasti una ventina di agricoltori coi trattori fermi nel campo, ma oggi arriveranno i rinforzi".

Un presidio al confine tra le province di Arezzo e Siena che serve, spiega Zucca, "come base per chi arriva dal nord e vuole fare una sosta, mangiare e rifocillarsi prima di ripartire per Roma", ma pure come "sentinella" finora a riposo eppure sempre pronta a riaccendere i motori. Come qualche giorno fa, quando i bisonti dei campi in fila indiana e a passo di lumaca hanno bloccato per qualche ora il casello autostradale e sfilato perfino nell’anello d’asfalto che abbraccia la cittadella dello shopping.

Ma è a Roma che si guarda, alla grande manifestazione annunciata per domani. Zucca racconta che aria tira sulla collinetta alle porte della Capitale dove "ora siamo circa duecento agricoltori accampati con tende, camper e trattori. La rappresentanza aretina è numerosa". Nel manipolo che dalla Valdichiana dopo tredici ore di viaggio ha raggiunto la Nomentana, c’è anche Giorgio Ianunzio, imprenditore cortonese. "Tra un mese faccio trent’anni, ora è il momento di impegnarsi per una giusta causa che riguarda tutti, perchè se ci fermiamo noi, si ferma la filiera alimentare". Piglio battagliero, Giorgio è stato tra i primi aretini a "marciare" verso la Città eterna: "Con un gruppo di colleghi, siamo qui da lunedì e non molliamo". Lui dorme in una tenda "ma fa freddo, la notte al mattino presto. Resistiamo nei sacchi a pelo, non è una passeggiata". E quando il giorno si spegne, è il falò a scaldare e accompagnare i racconti delle notti insonni. "Parliamo di tutto, ho conosciuto tanti giovani imprenditori con i quali ho stretto amicizia. Cuciniamo salsicce, pasta e bistecche, un buon bicchiere di vino e aspettiamo la manifestazione".

Già, il corteo di domani. Gli organizzatori stanno definendo i dettagli con la Questura, ma il tam tam dei capi che corre sui telefonini, dice che si andrà avanti, "potremmo restare qui fino a domenica o lunedì" ipotizza Zucca, dipende "da come andrà il confronto con i rappresentanti del governo". E sulla collina della Nomentana la tensione è alta: "Siamo determinati perchè crediamo nelle ragioni della protesta. Stavolta dovranno ascoltarci, non siamo disposti a farci ipotecare il futuro", è i mantra che rimbalza tra balle di fieno, bandiere tricolore e la luce dei falò che incendia la notte romana. Giorgio appoggia la griglia sul braciere: "Stasera rosticciana per tutti". Per lui e per i colleghi, si spalanca un’altra notte di attesa. "Ora tocca a noi giovani fare la nostra parte. Purtroppo è stato raggiunto il punto più basso e dobbiamo impegnarci per cambiare le cose e garantire un futuro ai nostri figli, noi stiamo lottando per tutti". Qui sulla collina della Nomentana sembra di stare nella foresta di Shervood", con tanti Robin Hood pronti alla sfida. Eppure, le storie di chi dorme al freddo, in tenda, su un camper (numerosi quelli affittati per il presidio romano) sono storie di gente che lavora sodo e rivendica "di poterlo fare con un margine di guadagno giusto", spiega Giorgio. Da chef ad agricoltore "perchè quando la passione ce l’hai dalla nascita non ci puoi fare nulla, è travolgente". Nell’azienda nelle campagne cortonesi alleva vitelli e coltiva cereali: "I raccolti sono sottopagati, così non possiamo più andare avanti. È ora di dire basta e sono qui per rivendicare un diritto sacrosanto".