Costanti, la trattativa di cessione al gruppo Nannini è saltata: il caffè è a rischio

Chiusa per ora ogni ipotesi di cessione, il locale storico è in affanno: il turismo langue, i quattro mesi estivi insufficienti a sostenere le spese

Pietro Brocchi e Marco Grotti

Pietro Brocchi e Marco Grotti

Arezzo, 31 ottobre 2019 - I conti non tornano: nè i nobili aretini che una volta frequentavano il bar nè quei numeri un po’ freddini ma che fanno la salute di un locale. Un locale storico, il Caffè dei Costanti: un pezzo di memoria aretina, aperto dal 1804, prima meta esclusiva dei Soci Accademici Fondatori e delle famiglie che contavano, poi dopo l’Unità aperto a tutta la cittadinanza. E che ancora una vola sventola bandiera bianca. No, i conti non tornano.

Le spese sono tante, tutte quelle di un ambiente che impone livelli di personale e di qualità al livello della sua storia, senza la quale sarebbe un bar come gli altri. I ricavi pochi, troppo pochi. Una trattativa era stata avviata con il Gruppo Nannini, le radici a Siena e il presente e il futuro nel profondo est, lì dove vive il socio di maggioranza, un miliardario kazako.

Una trattativa durante l’estate rimasta lì,sulla soglia dello studio di un notaio, ad un passo dalla firma. Ma che alla fine è evaporata. E’ evaporata mentre lo stesso gruppo, forte delle sue radici ma soprattutto delle nuove risorse, cominciava a sventolare le bandiere di altri locali celebri: a cominciare dalle Giubbe Rosse di Firenze, la storia nella tazzina, sbarco salutato con entusiasmo perfino dal sindaco.

Un piano di espansione arrivato fino a Milano, senza pensare ai presidi molteplici che il gruppo naturalmente ha a Siena. Qui però la trattativa sembra definitivamente arenata. Per certi aspetti la più spinosa, già c’era chi storceva bocca davanti alla calata di Siena in uno dei simboli della città: ma che almeno aveva il pregio di salvare il locale e scongiurare l’imbarazzo di una saracinesca calata.

E ora? Il bar, gestito da Marco Grotti e da Pietro Brocchi in una struttura che è di proprietà di Ubi Banca essendo stato salvato qualche anno fa dall’ex Bpel, per ora procede senza ridurre la sua «potenza di fuoco». Ma tutto all’ombra di quei conti che non tornano.

Come mai? I gestori con franchezza spiegano quale sia il problema. «Abbiamo sedici dipendenti, che d’estate diventano 22. E Arezzo resta una realtà nella quale il turismo forse in certi momenti dell’anno è cresciuto ma non basta a supportare realtà come la nostra». I mesi che viaggiano a gonfie vele sono tre barra quattro. Quelli estivi in sostanza.

Da luglio a settembre sempre e senza eccezioni. A giugno secondo i frizzi e i lazzi del tempo: l’anno di grazia 2019 non ha sorriso, oltre a imperversare anche su aprile e maggio, in genere mesi non forti ma solidi. E così il recinto si restringe. E il letargo invernale, appena incrinato dalla Fiera, diventa una «polpetta» avvelenata per i famosi conti.

«D’altra parte – commenta Pietro Brocchi – i bilanci di un locale sono trasparenti come una casa di vetro: chiunque può verificare chi entra e chi esce». Preferiscono evitare cifre ma i famosi calcoli a occhio raccontano di giornate invernali con chiusure a poche centinaia di euro. E il risultato finale è inequivocabile.

E’ vero, tra due settimane parte la città di Natale, che un anno fa aveva portato ossigeno alle casse dei locali. Ed è un’altra tappa attesa con speranza, perché nessuno da quelle parti ha intenzione di arrendersi. Ma l’inversione di tendenza è un’altra cosa. E anche il variegato mondo degli aperitivi sembra disperdersi nella nebbia. San Francesco rimane forse la meta privilegiata ma in un quadro che comincia a spostarsi verso la periferia dei «non luoghi».

Dai Costanti nessuno fa polemica ma l’appello è il solito: spezzare una lancia per il centro storico, la vetrina della città. Intanto però rischia di aprirsi una stagione sofferta, quella che aveva preceduto l’ultima riapertura in pompa magna, nel dicembre 2007: appelli alla città, gestioni sofferte, rischi di chiusure. Lì dove è stata girata «La vita è bella»: ma possibile che il lieto fine non ci tocchi mai?