I vigili del fuoco impegnati a bonificare l’area della Oro Catene: l’acetilene lasciato in terra intorno a una cassaforte ha rischiato di creare un’esplosione
I vigili del fuoco impegnati a bonificare l’area della Oro Catene: l’acetilene lasciato in terra intorno a una cassaforte ha rischiato di creare un’esplosione
di Gaia Papi I chiodi in strada, il furgone intraversato, i cavi dei lampioni tranciati, le telecamere in parte abbuiate. Un colpo organizzato in piena regola quello andato in scena ieri notte nell’azienda Oro Catene, in via Baracca, zona via Calamandrei. Un colpo perfetto, ma andato in fumo grazie all’arrivo del vigilantes del corpo vigili giurati e della polizia. Obiettivo le casseforti dell’azienda, che i malviventi (le telecamere mostrano tre persone con il volto coperto), erano pronti a far saltare con l’acetilene, il gas compresso che, chiuso con lo stucco o con del nastro adesivo, è in grado di far...

di Gaia Papi

I chiodi in strada, il furgone intraversato, i cavi dei lampioni tranciati, le telecamere in parte abbuiate. Un colpo organizzato in piena regola quello andato in scena ieri notte nell’azienda Oro Catene, in via Baracca, zona via Calamandrei. Un colpo perfetto, ma andato in fumo grazie all’arrivo del vigilantes del corpo vigili giurati e della polizia. Obiettivo le casseforti dell’azienda, che i malviventi (le telecamere mostrano tre persone con il volto coperto), erano pronti a far saltare con l’acetilene, il gas compresso che, chiuso con lo stucco o con del nastro adesivo, è in grado di far saltare in aria forzieri e bancomat.

Torna la paura tra gli orafi, memori del senso di insicurezza in cui un intero comparto ha vissuto per tutto il 2011.

Torna dopo aver visto di cosa sia capace una banda, come quella che la scorsa notte ha dato l’assalto all’Oro Catene, azienda nata nel 1987, specializzata nella produzione di catene in oro. Guidata dalla famiglia Mafucci, è una solida realtà nel panorama sia nazionale che internazionale. Erano circa le 3 di notte quando i malviventi hanno messo in scena il loro piano. Hanno tranciato i cavi dell’illuminazione pubblica, poi quelli delle telecamere, infine disseminato la strada di chiodi a tre teste e parcheggiato un furgone nel mezzo di via Baracca con l’intento di rallentare le forze dell’ordine. Arrivati davanti all’entrata secondaria dell’azienda, hanno segato le inferriate di una finestra, rotto il vetro e sono entrati. È a quel punto che è scattato l’allarme, quando stavano organizzando la fase successiva del piano: far esplodere la cassaforte con il gas.

Da quel momento in poi è stata una corsa contro il tempo. Quella dei soliti ignoti che sapevano di avere i minuti contati nel loro assalto al forziere, e quella della polizia che si è precipitata a sirene spiegate per trovarsi di fronte alla strada cosparsa di chiodi.

Un salto di qualità nella tecnica criminale che fa tornare la memoria ai maxi blitz avvenuti qualche anno fa, come quello alla Salp di Poggio Bagnoli. Per tre volte ci provarono, prima di mettere a segno il colpo del secolo.

È evidente che non siamo difronte a degli improvvisati. Tutto lo fa pensare: dalla scelta dell’azienda in una zona isolata, dalla chiusura della principale via d’accesso, fino all’uso dell’acetilene.

La capacità logistica dei malviventi è prova di un’organizzazione che deve essere stata studiata e messa a punto per mesi con una mentalità militare non comune, per lo meno dalle nostre parti. Probabilmente si tratta di un gruppo ben organizzato che, l’esperienza insegna, progetta tre o quattro colpi contemporaneamente. Preoccupa il fatto che questo, per buona fortuna del titolare dell’azienda, non sia andato a buon fine. Inizia oggi il fine settimana, ore in cui le ditte sono chiuse, e quindi più alla mercé di bande senza scrupolo.

Sulla vicenda sta indagando la squadra mobile. Sul posto per i rilievi sono giunti anche gli agenti della Scientifica che hanno raccolto elementi per arrivare alla banda. Oltre ai vigili del fuoco e agli artificieri.