
Angela Avila
Arezzo, 16 febbraio - Ha giocato d’anticipo il Tribunale del Riesale che scioglie la riserva e sforna quel verdetto che era atteso per la settimana entrante. Verdetto che non lascia scampo agli ex amministratori di Etruria perché conferma il sequestro dei beni: terreni, immobili, case al mare e in montagna per un valore complessivo calcolato in dodici milioni di euro.
Il Riesame, presieduto da Angela Avila, ribadisce infatti il blocco deciso nel marzo 2019 dai giudici aretini guidati da Gianni Fruganti, confermato una prima volta, il mese successivo, dal Riesame presieduto da Marco Cecchi e poi annullato in Cassazione con rinvio ad Arezzo. C’è un’unica eccezione, relativa all’ex consigliere Alberto Bonaiti che dal sequestro si salva in extremis.
Non altrettanto accade per gli altri: Federico Baiocchi De Silvestri, Piero Burzi, Giovan Battista Cirianni, Giampaolo Crenca, Giorgio Guerrini, Giovanni Inghirami, Alberto Rigotti e l’ultimo presidente di Etruria Lorenzo Rosi. La Cassazione in ottobre aveva deciso che il provvedimento così com’era non andava bene, mandando il periculum in mora: insomma, non era motivato in modo sufficiente il legame fra il sequestro e il quantum del danno lamentato dal liquidatore della vecchia Bpel Giuseppe Santoni.
Da qui la nuova udienza del Riesame aretino, con un altro collegio e con un altro presidente. La vicenda era intricata e basa su calcoli e tecnicismi. Giacomo Satta, in rappresentanza del liquidatore Santoni, aveva fissato il valore dei risarcimento in 12 milioni di euro, limando del 25% la richiesta iniziale.
Alla quota sottratta era arrivato considerando la parte di crediti ceduti dalla banca alla Rev, appunto pagati nella misura del 25%. Dello stesso parere anche il pubblico ministero Andrea Claudiani. La tesi era contestata dagli avvocati difensori degli ex big di di via Calamandrei i quali hanno sostenuto che il ragionamento di Satta si basava su false fondamenta. A loro giudizio, il quantum del danno non era calcolabile sul valore dato alla Rev ai crediti, ovvero il 25%.
Non lo era perché la Rev stessa ha ricavato di più dalla cessione di quei crediti e quindi il danno sarebbe comunque minore di quello calcolato dall’ufficio del liquidatore. Sempre gli avvocati sostenevano che fosse stato sottovalutato il valore dei beni, case e terreni, che si volevano sequestrare agli ex amministratori e su cui già gravava la decisione del giudice Marco Cecchi che aveva respinto il ricorso contro il sequestro.
La Corte di Cassazione aveva però rimandato il procedimento ad Arezzo per un nuovo giudizio argomentando che il risarcimento avrebbe dovuto basarsi su elementi oggettivi per rispettare la proporzionalità della misura. Arriva adesso la decisione del Riesame che torna a calare la ghigliottina confermando il sequestro. Nell’ordine delle cose un nuovo ricorso dei difensori in Cassazione.