La fabbrica dei green pass falsi

Sequestrati dieci canali Telegram: vaccini e documenti contraffatti in vendita. Oltre 10mila gli iscritti

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di Andrea Gianni

Pacchetti tutto compreso, da 100 a 130 euro per ottenere un green pass contraffatto da usare per viaggiare senza restrizioni o partecipare a eventi. Falsi i dati identificativi del vaccinato, il relativo QR Code appositamente generato, nonché il numero del lotto di origine della prima e della seconda dose di vaccino. Poi proponevano sul dark web dosi di vaccini anti Covid Pfizer, Moderna e Astrazeneca. Fa un altro passo avanti l’inchiesta del Nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche della Guardia di finanza e della Procura di Milano che già ad aprile portò all’oscuramento di due canali Telegram con oltre 4mila iscritti: stavolta sono 10 i canali sequestrati nel giorno dell’esordio del green pass europeo ed oltre diecimila le persone che vi avevano aderito ed erano regolarmente iscritte.

L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Eugenio Fusco e dai sostituti Maria Baj Macario e Maura Ripamonti, è ancora in corso per individuare sia i venditori sia gli acquirenti - tra i primi potrebbero esserci anche soggetti pubblici, gli unici che in Italia hanno la disponibilità delle fiale, mentre tra i secondi potrebbe avere interessi anche la criminalità organizzata - ma alcuni elementi sono già emersi in questi mesi. I prezzi, innanzitutto: quelli dei vaccini oscillavano tra i 155 euro per una dose fino ai 20mila per uno stock di 800 fiale; quelli per il green pass potevano arrivare invece fino a 130 euro per il pacchetto all inclusive, Ad oggi sono almeno un centinaio i green pass falsi già individuati, grazie ad un monitoraggio in tempo reale del web tramite intelligenze artificiali che svolgono il ruolo di “sentinelle“ proprio per recuperare e analizzare le informazioni che circolano sui vari canali ed individuare chi vende e chi compra i certificati. I canali, hanno accertato gli investigatori, rinviavano ad account anonimi su specifiche “piazze“ nel dark web attraverso le quali era possibile contattare direttamente i venditori e procedere all’acquisto. Chiunque dovesse essere trovato in possesso di questi falsi certificati rischia fino a 6 anni di reclusione. Nessuna traccia, invece, dei vaccini che i venditori sostenevano di avere. Nel corso delle indagini le stesse case farmaceutiche produttrici hanno collaborato proprio per cercare di individuare quali potessero essere i canali di approvvigionamento. "Dagli accertamenti svolti emerge che non esistono canali privati per la commercializzazione dei vaccini", conferma il gip Guido Salvini che però nel provvedimento di convalida del sequestro aggiunge: "Allo stato è possibile che i soggetti siano effettivamente entrati in possesso di fiale attraverso un mercato parallelo".