CRISTIANA MARIANI
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Gianluca Vialli, le sue squadre: Cremonese, Sampdoria, Juventus e la Nazionale

Da ala tornante ad attaccante: la svolta era arrivata con il profeta Vujadin Boskov

Gianluca Vialli è morto. Aveva meno di dieci anni, Gianluca, quando ha iniziato a vestire la casacca di una squadra di calcio. Era il 1973 e Gianluca Vialli aveva nove anni. La squadra era il Pizzighettone. Lì ha giòcato per cinque anni, per poi passare alle Giovanili della Cremonese dal 1978 a 1981. E da lì, a 17 anni, i suoi ricci svolazzano con la maglia della Prima squadra. Il destino di questo ragazzo tutto tecnica, velocità e forza fisica era segnato: sarebbe diventato un campione. Lo si era capito sin dai primi calci al pallone all'oratorio Cristo Re: quel trottolino avrebbe fatto grandi cose. E avrebbe anche cambiato ruolo: da ala tornante sarebbe diventato un vero centravanti. Di quelli che bucano le difese, che sfondano qualsiasi resistenza, che inventano un colpo, un'acrobazia che salva la partita.

Le squadre da calciatore

Non era un indolente. Ah no, quello Gianluca Vialli non lo è mai stato. Non ha mai aspettato il pallone sui piedi, lui il pallone se lo andava sempre a cercare. Se ne è accorta la Cremonese, con la quale ha conqustato la storia promozione in serie A dopo 54 stagioni. E se ne sono accorti anche alla Sampdoria, squadra con la quale è rimasto dal 1984 al 1991. Lì non sono subito tutte rose e fiori. Come tutti i campioni, i fuoriclasse che nascono una sola volta ogni 30 anni, la posizione in campo di Gianluca Vialli non è facile da inquadrare. Lo sa bene Eugenio Bersellini: il tecnico lo alterna fra il ruolo di ala e quello di attaccante d'area. In Nazionale Azeglio Vicini lo impiega come attaccante, ma nel club la sua è ancora una figura ibrida. Il suo ruolo è un enigma fino al 1986 quando a Genova arriva il profeta Vujadin Boskov, che ha l'intuizione di portarlo a fare la prima punta invertendo il ruolo con Roberto Mancini. E' la svolta: Vialli e Mancini diventano gemelli del gol, amici fuori e dentro il campo. E nasce la magia. La Sampdoria vince due Coppe Italia, nel campionato 1988-1989 diventa il miglior marcatore della Serie A. E poi la consacrazione: nel 1991 lo scudetto con la Sampdoria.

La Juventus e la Coppa dei Campioni

Nello stesso anno arriva il passaggio alla Juventus. Il suo è il trasferimento più costoso dell'epoca: 40 miliardi di lire fra cartellini di giocatori - Mauro Bertarelli, Eugenio Corini, Nicola Zanini e Michele Serena - e conguaglio economico. Anche qui un'esperienza a due facce: la prima con mister Trapattoni con qualche difficoltà di ambientamento nonostante la vittoria della Coppa Uefa nel 1992-1993 e numerosi infortuni e la seconda, dal 1994 al 1996 con Marcello Lippi al timone. E quella Coppa dei Campioni vinta contro l'Ajax allo stadio Olimpico di Roma che ancora oggi fa piangere i tifosi bianconeri dall'emozione.

In Inghilterra

La Juventus è l'ultima squadra italiana di Gianluca Vialli. L'attaccante cremonese raggiunge la truppa italiana composta da Roberto Di Matteo e Gianfranco Zola, poi soprannominato Magic Box dai tifosi e dai media inglesi, al Chelsea. Una vera novità per gli anni Novanta. Anche perché il Chelsea non era di certo il colosso del calcio che è oggi. Colosso diventato tale anche e soprattutto grazie alla presenza di Gianluca Vialli. Tante vittorie, anche prestigiose come quella contro il Real Madrid.

I panni di allenatore

Nel 1999 si ritira da calciatore con ben 205 reti segnate in carriera. E da lì comincia la sua avventura da allenatore: prima al Chelsea e poi al Watford. Ma in questo ruolo dura poco: la sua esperienza in panchina dura fino al 2002.

La Nazionale e gli Europei

Dal 2002 comincia un'altra fase: quella di analista e opinionista calcistico. Fino al 9 marzo 2019, quando l'amico di sempre Roberto Mancini lo chiama come capo delegazione della Nazionale italiana. E proprio quella dell'abbraccio fra i due ex gemelli del gol è l'immagine più commovente della notte magica della vittoria degli Europei da parte degli azzurri nel 2020.