Prato, 10 settembre 2017 - E’ un cittadino extracomunitario, di nazionalità pakistana classe 1975 e residente in via Pistoiese, il quattordicesimo malato di malaria a Prato. Quattordici casi dall’inizio dell’anno. Insieme a lui anche un connazionale del 1990, ma residente a Quarrata, si è rivolto con i medesimi sintomi all’ospedale Santo Stefano. Entrambi di rientro da un viaggio nei loro Paesi di origine, appena giunti in Italia hanno manifestato i sintomi della patologia, che recentemente è tornata a far paura dopo la morte della piccola Sofia Zago di appena 4 anni. Per fortuna l’infezione per i due stranieri ricoverati da ieri nel reparto di malattie infettive del nosocomio di Galciana è del ceppo meno pericoloso e meno aggressivo, il Plasmodium vivax.

Come spiegato in una precedente intervista alla Nazione dalla dottoressa Donatella Aquilini, responsabile del reparto di malattie infettive del Santo Stefano, a Prato gli episodi di malaria sono in crescita rispetto allo scorso anno, quando al 31 dicembre 2016 il numero si era fermato a dodici. Adesso con il 42enne pakistano si sale a quattordici segnalazioni. I tredici casi di malaria del 2017 sono stati causati otto dal ceppo Plasmodium falciparum ed i restanti cinque dal vivax. Ora i casi attribuibili a questa tipologia salgono a sei per l’area pratese. La segnalazione del paziente di Quarrata fa invece riferimento al territorio pistoiese. Come aveva spiegato bene la dottoressa Aquilini si tratta di situazioni possibili specialmente negli stranieri che da anni si sono trasferiti in Italia. Quando questi tornano al loro Paese d’origine, spesso non si tutelano per quanto riguarda la malaria pensando di essere ancora immuni. In realtà tale immunità diminuisce dopo che per anni ci si è trasferiti in Italia o comunque in Europa dove il parassita della malaria non è più presente. A Prato si è registrato un solo caso di malaria in un donna italiana, tutti gli altri pazienti sono extracomunitari. Resta valido l’invito - rivolto agli stranieri dagli esperti - di sottoporsi a profilassi dopo che da anni vivono in Italia, al momento in cui intendono ritornare nelle loro terre per un periodo più o meno lungo.

L’immunità contro la temuta puntura della zanzara anofele, unico «vettore» per trasmettere la malaria, non è per sempre anche per chi è nato e vissuto fino ad adulto in luoghi in cui il parassita continua a sopravvivere e talvolta a mietere vittime fra i più piccoli. Nell’Asl Toscana Centro, nel 2016, i casi registrati sono stati 40: Prato con i suoi dodici si colloca al secondo posto per numero di casi dopo Firenze (21), Empoli (quattro) e Pistoia (tre). E nel 2017 Prato continua a crescere e a mantenere la posizione.

Sara Bessi