Pisa, 13 gennaio 2018 - Era la notte tra il 12 e il 13 gennaio del 2012  quando Roberta Ragusa svanì nel nulla dalla propria abitazione a Gello dopo un litigio col marito Antonio Logli. Ad oggi ci sono stati due processi (compresa la prima udienza preliminare conclusa con il non luogo a procedere nei confronti del marito), che non hanno scritto la parole 'fine' su uno dei più recenti e intricati gialli italiani

Logli è accusato di omicidio volontario e distruzione del cadavere e il 21 dicembre dell'anno scorso è stato anche condannato a 20 anni di reclusione con il rito abbreviato. Il 15 marzo tornerà davanti ai giudici al processo d'appello. Nei giorni scorsi, dopo aver vinto un contenzioso con il Comune di San Giuliano Terme, al termine del suo primo turno di lavoro da impiegato della polizia locale, ha confermato che sarà presente in aula e che spera «di essere assolto». Ha sempre respinto ogni addebito, ma da anni ha scelto la strada di un impenetrabile silenzio rifiutando di sottoporsi a qualunque interrogatorio.

Nelle prime settimane l'assenza di Roberta Ragusa fu vista come un allontanamento volontario, ma con il tempo gli inquirenti hanno cominciato a sospettare di lui: tenne nascosta la relazione extraconiugale e il litigio con la moglie, ma anche di avere ordinato all'amante (ora nuova compagna) di gettare in un cassonetto i telefonini coi quali si sentivano quotidianamente e perfino di essere andato a chiedere spiegazioni il giorno dopo la scomparsa della moglie a un vicino di casa. Il testimone Loris Gozi ha poi detto agli investigatori di avere visto Logli in auto la notte precedente, in un orario in cui lui invece aveva dichiarato di essere andato a dormire. Nelle mani degli inquirenti ci sono indizi ma non prove risolutive. Il corpo di Roberta Ragusa non è mai più stato trovato. Tra due mesi il processo d'appello scriverà un nuovo capitolo, ma non sarà ancora la fine.