Pisa, 9 gennaio 2018 - Associazione per delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari, alla turbata libertà negli incanti, peculato e falso in atto pubblico. Sono queste le accuse, a vario titolo, che alle prime ore di questa mattina hanno portato all'arresto (in carcere) del giudice del Tribunale di Pisa, Roberto Bufo, e (ai domiciliari) di Virgilio Luvisotti dell'Istituto vendite Giudiziarie e già consigliere regionale ed esponente di Alleanza Nazionale. Fino a pochi anni fa Bufo ha ricoperto il ruolo di giudice civile al tribunale di Lucca. Complessivamente sono 7 le persone coinvolte in carecere insieme al magistrato sono finiti anche tre professionisti Roberto Ferrandi, Francesca ferrandi e Oberto Cecchetti, mentre ai domiciliari, oltre a Luvisotti con un lungo passato come esponente di Alleanza Nazionale, sono finiti anche l'architetto Luca paglianti e il direttore dell'Igv Giovanni Avino. Ad eseguire gli arresti i carabinieri del comando provinciale di Massa, coordinati dalla procura della Repubblica di genova nell'ambito dell'indagine 'La giustizia di Zorro'.

In carcere anche un commercialista carrarese Roberto Ferrandi, 65 anni, incaricato delle vendite giudiziarie presso il tribunale di Massa nell'ambito delle esecuzioni civili, sua figlia Francesca, avvocato trentenne, curatore delle eredità giacenti e tutore per le amministrazioni di sostegno con nomina specifica del tribunale di Pisa, e Oberto Cecchetti, 72 anni, romano, giudice di pace in quiescenza e avvocato del foro di Pisa e curatore per le eredità giacenti con nomina del tribunale pisano. Ai domiciliari, oltre a Luvisotti, sono finiti il suo braccio destro all'Ivg Giovanni Avino, anche lui di Pisa, 36 anni, Luca Paglianti, 53 anni di Pontedera ( Pisa), architetto e dipendente della Provincia di Pisa oltre che Ctu del tribunale pisano. Secondo gli inquirenti Bufo, Roberto e Francesca Ferrandi, Paglianti e Cecchetti si sono associati tra loro per commettere un numero indeterminato di delitti sia di corruzione in atti giudiziari sia di corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, turbata libertà degli incanti, peculato e falsi ideologici in atti pubblici. In ambienti investigativi si spiega che il magistrato e il commercialista carrarese avrebbero promosso condotte finalizzate all'appropriazione illecita «di somme di denaro destinate allo Stato giacenti all'interno di assi ereditari e amministrazioni di sostegno non riscosse da eredi o enti pubblici, inserendo la figlia di Ferrandi nel sodalizio» e affidandole «sistematicamente in violazione delle regole procedurali incarichi di amministrazioni di sostegno e curatele» per ottenere una gestione delle pratiche compiacente. Paglianti invece secondo l'accusa effettuava «compiacenti valutazioni degli immobili» delle eredità mentre Cecchetti si è finto un «creditore fittizio dei compendi ereditari». Luvisotti e Avino sono invece accusati di avere ceduto  fittiziamente a Bufo una Mercedes Glk usata del valore di circa 12 mila euro affinché assegnasse loro incarichi di custodia e di vendita di un maxi yacht la cui base d'asta sfiorava i 4 milioni di euro e circa 300 mila euro di provvigioni all'istituto di vendite giudiziarie per indennità di sosta del bene custodito e in seguito per avere «ritardato un atto del proprio ufficio e avere favorito la parte acquirente». I carabinieri di Massa che hanno eseguito gli arresti hanno anche perquisito le abitazioni e gli uffici degli indagati sequestrando «ingente documentazione probatoria» e acquisito «tutti gli hardware e software in uso agli arrestati». Posta sotto sequestro anche la Mercedes in uso a Bufo.