Porto Venere (La Spezia), 22 settembre 2017 - Quando ha notato quel corpo senza vita galleggiare in mare, era sicuro che si trattasse di suo padre. Davide Bertacchini, 26 anni, si è tuffato ma quando ha afferrato il braccio che affiorava a pelo d’acqua e lo ha tirato verso di sé, si è accorto che l’uomo era morto già da parecchie ore. Una tragedia improvvisa, un fulmine a ciel sereno che ha toccato da vicino anche il mondo del giornalismo spezzino. Il cadavere rinvenuto in mare, ieri mattina attorno alle 11.30, nello specchio acqueo dell’Arenella, a Porto Venere, era quello di Angelo Bertacchini, 53 anni, fondatore di Astroradio. Un collega, un amico, che da tre anni, da quando era stato costretto a chiudere l’emittente radiofonica per problemi di natura economica, aveva cercato una stabilità occupazionale, senza però riuscirci.

Lavorava saltuariamente, ma sognava l’agognato posto di lavoro fisso, che sembrava non arrivare. Era in attesa di una risposta dalla cooperativa Maris, «ma sinceramente – spiega Davide – non so come fosse andata a finire la sua candidatura, se fosse effettivamente stata presa in considerazione e come». Era quindi entrato nel tunnel della depressione, fino a progettare il suo gesto estremo. Che ieri ha concretizzato. Angelo è uscito dalla sua casa di Pegazzano durante la notte. Il figlio l’ha cercato dappertutto.

«Mi sono spinto al molo Italia perché pensavo che fosse uscito per andare a pescare. L’ho cercato a Spezia, ovunque. Poi, disperato, ho contattato i carabinieri, che hanno localizzato il suo cellulare. Così sono arrivato a Porto Venere e ho sentito urlare: ‘Aiuto, c’è un morto in mare’. Non ho avuto dubbi, mi sono buttato. Era il mio papà. Mai avrei pensato di dover venire qui un giorno, in un posto che mio padre adorava, proprio dove aveva conosciuto da giovane mia mamma, per recuperarlo senza vita» ha raccontato, tra le lacrime, Davide. Il ragazzo, che ha cercato per tutto il tempo di farsi coraggio, ha assistito a tutte le operazioni di recupero della salma da parte del personale delle pompe funebri. Ha assistito anche all’arrivo del medico legale, che ha sollevato il telo verde che copriva il corpo esanime di Angelo, nella scogliera sottostante la strada, dove il figlio l’aveva adagiato.

"Sono riuscito a prendere la sua fede nuziale – ha sussurrato – e me la sono messa al dito: non la leverò mai più". Mentre Davide tirava a secco il corpo del padre, alcuni passanti hanno contattare il 118. Sul posto sono arrivati anche i vigili del fuoco, che poi sono rientrati in sede proprio perché il cadavere di Angelo era già stato recuperato dal figlio. Il medico di SpeziaSoccorso non ha potuto far altro che constatare il decesso. I carabinieri e la guardia costiera hanno invece presidiato la zona, in attesa che arrivasse il medico legale che ha confermato la morte per annegamento, avvertendo poi del fatto il pubblico ministero di turno, Federica Mariucci, che ha disposto l’esame autoptico sulla salma, rimasta a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Angelo lascia la moglie Marina, con la quale era sposato da 27 anni, e due figli. Nessun biglietto d’addio, "nessun bisticcio in famiglia, nessun segnale eclatante di uno stato di disagio che lo stava logorando interiormente» tiene a precisare il figlio Davide. Anche noi colleghi lo ricordiamo con il sorriso sulle labbra, sempre, in qualsiasi occasione. Ciao Angelo.

Laura Provitina