Grosseto, 9 febbraio 2018 - "L'inchiesta? Non so nulla. Mi hanno avvertito alcuni amici ma io, mi creda, non so nulla». Daniele Tarsi, medico sportivo molto conosciuto a Grosseto, originario di Castiglione della Pescaia, è uno dei 17 indagati nel terremoto giudiziario che è scoppiato a Lucca, dove la polizia ha effettuato una serie di arresti per doping in una squadra dilettanti del ciclismo italiano, la Altopack. Tarsi è attualmente responsabile dell'area medica dello Spezia Calcio.

Tra i destinatari delle misure cautelari (tutti adesso agli arresti domiciliari) il proprietario del team, l’ex direttore sportivo e un farmacista del Capannorese che riforniva i ciclisti dei farmaci vietati dalla normativa sul doping in assenza di prescrizione medica. A condurre l’indagine gli uomini della squadra mobile di Lucca e quelli del Servizio centrale operativo. Era il presidente stesso, secondo le accuse, a incoraggiare gli atleti, molti dei quali giovanissimi, a utilizzare le sostanze dopanti tra le quali epo in microdosi, ormoni per la crescita e antidolorifici a base di oppiacei.

L’indagine ha preso le mosse dalla morte di Linas Rumsas, 21enne promessa del ciclismo, deceduto improvvisamente, il 2 maggio scorso; correva per il Velo Club Coppi Lunata, affiliato alla Altopack. Secondo l’accusa Daniele Tarsi avrebbe dato consulenze su come evitare i controlli. Il medico sportivo grossetano vanta infatti una trentennale esperienza nel mondo dello sport professionistico: ha preso parte a ben 25 giri d’Italia, curando campioni come Cipollini e Baronchelli; ha seguito a lungo la campionessa olimpionica di windsurf Alessandra Sensini, ma è stato impegnato nell’atletica leggera e nell’America’s Cup di vela. 

«Sto lavorando e di questa storia di Lucca non so veramente niente – dice al telefono Tarsi –. Ho ricevuto alcune telefonate da amici che hanno letto del mio nome che sarebbe stato coinvolto in una vicenda del genere, ma sono del tutto estraneo. Sono quattro anni che non ho contatti con squadre professionistiche di ciclismo. Ho lavorato nel mondo delle due ruote per tanto tempo, ma poi la mia storia professionale mi ha portato da altre parti. E, ripeto, fino ad oggi non ho ricevuto alcuna comunicazione da parte degli inquirenti».

Prende fiato e riparte: «Intercettazioni? Ho parlato, è vero, qualche tempo fa con alcuni amici che fanno i ciclisti professionisti al telefono – dice – che hanno il mio numero da sempre. Ma solo per amicizia. Sono completamente estraneo alla vicenda. Credo però che adesso vada fatta chiarezza. Ho chiamato un mio amico avvocato e gli ho detto di iniziare a indagare perchè il mio nome non deve essere infangato».

Qualche anno fa Tarsi rimase coinvolto in un precedente simile, un’inchiesta legata al doping quando era medico sportivo di una delle più importanti squadre professionistiche: «Ho avuto problemi, è vero. Ma sono sempre uscito pulito e lo dimostrerò anche questa volta» chiude Tarsi.