Firenze, 21 aprile 2017 - Esiste una formula della lunga vita? Secondo il professor Niccolò Marchionni, ordinario di geriatria all’Università di Firenze e direttore del DAI cardiotoracovascolare dell’AOU Careggi, sì.

Professor Marchionni, come si può sintetizzare la formula della longevità?

«Attraverso numeri che sintetizzano le regole di comportamento: 0 fumo, 0 diabete, 0 obesità, 3 chilometri tutti i giorni a piedi a passo veloce, 140 di limite massimo di pressione arteriosa, 5 millimoli di colesterolo totale da non superare, 5 porzioni di frutta e verdura da consumare tutti i giorni».

Rispettando queste regole si vive più a lungo?

«Si vive più in salute e si ha la massima espressione genica positiva. Per il 25% sull’aspettativa di vita influisce la longevità dei propri genitori».

Dunque esiste una familiarità nel superare i 100 anni?

«Sì, ma possiamo peggiorarla o migliorarla con il nostro stile di vita: l’«epigenetica» è la modificazione di espressioni del nostro patrimonio genetico, attivando o disattivando geni positivi o negativi che influiscono sulla nostra personale longevità».

Gli ultracentenari in Italia sono sempre di più.

«Sono circa 17 mila, una cifra del 300% maggiore rispetto a 10-12 anni fa. È un trend omogeneo in tutti i Paesi del mondo industrializzato. Ma se vediamo le regioni italiane, ci accorgiamo che al Sud gli ultracentenari sono meno. Conta molto il grado di inquinamento, l’efficienza del sistema sanitario, la protezione sociale».

Nel mondo esistono 5 cosiddette «Blue Zones», con la maggiore percentuale di centenari. Tra queste c’è anche l’Ogliastra in Sardegna, ma anche Okinawa in Giappone, Loma Linda in California, Nicoya in Costa Rica, l’Icaria in Grecia. Cosa le accomuna?

«Hanno tre caratteristiche comuni: una dieta morigerata con pochi grassi animali, movimento fisico continuo e un’intensa rete di relazioni sociali. Sono elementi fondamentali per la longevità, da imitare».

Una corretta dieta dunque allunga la vita?

«Si dice che «a tavola non si invecchia». Invece sì, anzi ci si muore. Ci sono numerosi studi sulla restrizione calorica, anche su una popolazione di primati. Quelli con regime calorico ridotto hanno un aumento di sopravvivenza del 25%, non hanno il diabete, poche malattie neoplastiche e cardiovascolari. Sono anche fisicamente diversi: sono meno vecchi».

Come vivere a lungo dunque?

«Prevenendo lo sviluppo di malattie cardiovascolari e degenerative, ridurre la massa grassa: il girovita nell’uomo non dovrebbe superare i 102 centimetri, nella donna 88. L’obesità sarcopenica, ossia il pancione con le gambe sottili dovuti da una malnutrizione per eccesso, portano un maggior rischio di diabete, sindrome di infiammazione di basso grado, aumento di pressione, problemi di salute gravi, aumenti di rischio cadute. Poi non bisogna isolarsi: bisogna mantenere una vita sociale attiva, correggere isolamenti sensoriale come sentirci poco o avere la cataratta, tenere attiva la mente contro l’invecchiamento cerebrale. La genetica serve, lo stile di vita di più».