Firenze, 11 settembre 2017 - Adesso la verità di quella notte potrebbe essere tutta in alcuni frame di pochi istanti girati con mano tremante nell’ingresso del palazzo di Borgo Santi Apostoli, nel cuore storico di Firenze, in cui si riconoscono parte del corpo di un uomo, l’uniforme e la fondina della pistola. E un grido: «bastard», «bastard». Poi solo immagini confuse, le immagine della violenza sessuale. Lo stupro di Firenze (al momento ancora presunto), l’aggressione di due carabinieri a due studentesse americane nell’androne di un palazzo del centro storico della città, è stato ripreso col telefonino.

Nonostante l’alcol, una delle due ragazze, avrebbe trovato il coraggio di premere «rec» e filmare, anche se solo per qualche secondo, il rapporto sessuale con il carabiniere che lei ha poi accusato di stupro. Le immagini in questo momento potrebbero diventare un elemento importante del mosaico indiziario che servirà all’accusa per inchiodare i carabinieri alle loro eventuali responsabilità.

«Se lo vedo, lo riconosco» ha detto a caldo alle prime persone che l’hanno soccorsa. Il video è stato consegnato in procura dalla ragazza di 21 anni, quella che ha raccontato la serata più nei dettagli perché aveva bevuto meno. «Appena dentro, nel palazzo, ci sono saltati addosso. Io non ho urlato perché ho avuto paura delle armi» ha detto. La ventunenne, dopo essere scesa dall’auto dei carabinieri, sarebbe salita per le scale fino all’appartamento del terzo piano dove si sarebbe consumata la violenza mentre l’amica che non riusciva nemmeno a rimanere in piedi, insieme all’altro carabiniere, sarebbe entrata in ascensore dove, sempre secondo il racconto, lui la avrebbe aggredita. A tre giorni di distanza dalla notte fra il 6 e il 7 settembre, quando le due giovani americane sarebbero state vittime dello stupro dei due uomini dell’Arma, quello che è successo nel tragitto dalla terrazza del Flo’ all’elegante palazzo del centro storico fiorentino, in quei poco più di venti minuti di strada immortalati a tratti dalle telecamere di sorveglianza, comincia dunque a prendere forma.

I militari erano stati chiamati dopo l’una per sedare un principio di rissa e sarebbero stati visti all’interno del locale dove già ballavano le due americane. Con loro altre due pattuglie del nucleo radiomobile fiorentino. A questo punto, nella difficile ricostruzione di quella notte, si apre un buco temporale di circa un’ora, dalle 2.15 alle 3.13, quando la prima telecamera immortala le due americane salire a bordo della gazzella. «I due carabinieri si sono offerti di chiamare un taxi» hanno raccontato agli inquirenti. Dopo un po’, il militare sarebbe tornato dentro dicendo: «Di taxi non ce ne sono, se volete vi portiamo a casa noi». 

Restano alcuni particolari da chiarire ma nella giornata di sabato uno dei due uomini, che si è presentato spontanemanete in procura, ha ammesso di aver avuto un rapporto sessuale con una delle ragazze, sostenendo però che fosse consenziente. Anche ieri il militare, attraverso il suo legale, si è detto «devastato», consapevole di «aver fatto una cosa inqualificabile» ma anche di non saper spiegare «perché mi sono fatto trascinare in questa situazione». «Non mi sono accorto che era ubriaca», ha detto il carabiniere, «non ho percepito nessuna contrarietà» al rapporto sessuale. E forse oggi dovrebbe essere ascoltato anche l’altro carabiniere iscritto nel registro degli indagati. 

ECCO TUTTA LA VICENDA

«Appena siamo entrate nel palazzo, ci sono saltati addosso. Io non ho urlato perché ho avuto paura delle armi» racconta una delle due ragazze americane che accusano i due carabinieri di stupro. Oltre vent’anni di servizio, per il più alto in grado della pattuglia di carabinieri sott’inchiesta per stupro. L’altro, più giovane, residente a Prato, era invece stato assegnato da poco al nucleo radiomobile, il pronto intervento, il 112. «Ero stordita, non mi sono resa bene conto di cosa mi stesse facendo, poi non sono riuscita a reagire», aggiunge l’altra.

IL PADRE DI FAMIGLIA E IL GIOVANE PRATESE: ECCO CHI SONO I MILITARI INDAGATI

Sono i passaggi più drammatici delle testimonianze rese dalle due studentesse americane alla polizia, confermate nell’interrogatorio in procura, proseguito fino alla tarda sera di giovedì e culminato nell’iscrizione sul registro degli indagati dei due carabinieri del nucleo radiomobile di Firenze. Momenti difficili, concitati. Delicati.

Per gli inquirenti, alle prese con una vicenda che da incredibile è diventata via via più concreta. Sono giovani, giovanissime. Stordite. Sotto choc. Erano arrivate a Firenze da poco, alla fine di agosto, meno di un mese fa. Una originaria del New Jersey, l’altra del Maine: la curiosità dei loro vent’anni e sei mesi davanti per studiare l’arte, l’italiano, e, come tanti altri coetanei e coetanee che affollano le notti fiorentine, pure qualche eccesso. Sì, una delle due ragazze aveva alzato troppo il gomito, forse aveva pure fumato, in quella serata di mercoledì al «Flò», terrazza danzante affacciata sui monumenti in cui si era radunata una comitiva a stelle e strisce dell’università.

Università che adesso le segue come una mamma, di pari passo con le autorità americane. Appena arrivate, avevano frequentato entrambe un corso di benvenuto che le scuole organizzano per gli studenti. Una descrizione della città, consigli su cosa fare, qualche ammonimento su dove non andare e una raccomandazione: in caso di difficoltà, affidarsi alle forze dell’ordine. E così è stato, quando, dopo la serata in discoteca, non riuscivano a trovare un taxi per tornare dal piazzale Michelangelo al centro storico, dove avevano preso l’appartamento in affitto. L’androne, l’ascensore, il pianerottolo, hanno offerto agli inquirenti le conferme al loro racconto: qui sono state raccolte tracce biologiche attribuite ai due carabinieri e pure gli indumenti consegnati dalle ragazze documentano gli avvenuti contatti intimi.

Dall'America è subito arrivato il papà di una delle due ragazze, in città già ieri pomeriggio. L’altra, doppia cittadinanza italiana e statunitense, ha nominato un legale, l’avvocato Gabriele Zanobini. «In questo momento preferiamo non rilasciare nessuna dichiarazione», dice, stoppando le domande. Dopo ore ed ore senza sonno, spremute dagli investigatori, ieri hanno chiesto di poter riposare. Ma una dormita non basterà a cancellare l’incubo.

INDAGINI DELLA PROCURA MILITARE - Intanto anche la Procura Militare di Roma ha aperto un'indagine per i propri aspetti di competenza in relazione alla denuncia di due studentesse americane. E il ministro della difesa Roberta Pinotti ha dichiarato che "gli accertamenti sono ancora in corso ma risulta una qualche fondatezza rispetto alle accuse che vengono mosse".

IL RACCONTO DELLE RAGAZZE - Mercoledì notte le ragazze erano in una discoteca al piazzale Michelangelo. Quella stessa sera tre pattuglie dei carabinieri erano intervenute per sedare una rissa scoppiata davanti al locale. E proprio in una delle tre pattuglie si imbattono le giovani americane. All'uscita della discoteca avrebbero chiesto informazioni a dei carabinieri in divisa, in servizio. I due militari avrebbero detto alle ragazze: "Vi accompagnamo noi a casa". Le ragazze si sarebbero fidate degli uomini in divisa. L'auto le ha portate in Borgo Santi Apostoli, dove vivono in affitto. Gli inquirenti hanno identificato i due carabinieri anche grazie ad alcune telecamere che hanno ripreso il passaggio della pattuglia. 

La notizia sui siti internazionali

Il console generale americano ha incontrato il questore di Firenze

E c'è intanto la reazione del Dipartimento di Stato Usa, che informa che "sta prendendo le accuse formulate molto seriamente"