Firenze, 9 settembre 2017 - Più di vent'anni di servizio e un figlio per il più alto in grado, l’appuntato scelto. Una carriera ancora davanti, invece, per l’altro, più giovane, residente a Prato. Città dalla quale era stato assegnato da poco al nucleo radiomobile. Sono le vite in divisa dei due militari che, dopo la denuncia delle due studentesse americane, vengono in queste ore passate ai raggi X dagli inquirenti. I due, se quanto denunciato venisse confermato, rischiano, nell’immediato, una sospensione dal servizio, mentre, sulla loro condotta, indaga pure la procura militare. Fra i reati che, ancora astrattamente, vengono ipotizzati potrebbe anche esserci la violata consegna e il peculato militare.

Nel mirino i primi minuti di quel contatto con le ragazze. A partire dai 20 minuti di «sosta» della gazzella davanti all’abitazione delle studentesse: lo documentano i transiti, all’andata e al ritorno, dell’auto di servizio sotto la stessa telecamera. Ma già quel «passaggio» alle due ragazze non avrebbe mai dovuto esserci stato. Di consequenza quei tre chilometri dal piazzale Michelangelo a borgo Santi Apostoli che le due studentesse americane, raccontano di aver fatto a bordo di una gazzella non avrebbero mai dovuto essere percorsi. A parlare chiaro è il regolamento militare dell’Arma. Quello che impone ai carabinieri di non far salire nessuno all’interno della propria auto se non per motivi di servizio, incluso altri militari. In poche parole: solo per accompagnare qualcuno al comando per motivi di identificazione o di sicurezza. Oppure per prestare soccorso in casi di vita o di morte. Ma in questo caso, al massimo, scortando una vettura seguendola. Tutti gli strappi alla regola però ricadono sotto la responsabilità personale dei militari in servizio.

Queste le regole. Le eccezioni che le confermano spesso sono quelle che rendono l’Arma un orgoglio. Come i due carabinieri che a ottobre di due anni fa sulla Statale della valle Camonica hanno caricato in auto una coppia di genitori e la loro bimba sotto a un diluvio. La piccola di 11 mesi era in preda a febbre e convulsioni. I due militari li fecero montare sulla gazzella che sfrecciò sotto al diluvio, portandoli all’ospedale dove la piccola fu salvata all’ultimo minuto. Un’eccezione. Lontana anni luce da quella denunciata all’alba di giovedì scorso.

Claudio Capanni