Arezzo, 19 giugno 2017 - I tentativi di salvare Banca Etruria proseguirono fin quasi alla vigilia dell’11 febbraio 2015 in cui in via Calamandrei arrivarono i commissari col decreto appena firmato dal ministro Pier Carlo Padoan, su proposta del governatore della Banca d’Italia Vincenzo Visco. Ancora la sera prima, anzi, al vertice di Bpel erano convinti di aver messo in sicurezza l’istituto, ignari del fatto che il decreto era già firmato.

E un altro approccio c’era stato martedì 3 febbraio, in una telefonata fra Vincenzo Consoli, direttore generale di Veneto Banca, e Pierluigi Boschi (nella foto), ancora vicepresidente, che secondo la ricostruzione del Fatto Quotidiano, cui La Nazione è in grado di aggiungere ulteriori dettagli, promise di interessare la figlia Maria Elena, all’epoca ministro delle riforme, e il premier Matteo Renzi.

Il contesto è quello che il nostro giornale aveva già illustrato il 24 aprile, sulla base delle intercettazioni disposte dagli inquirenti sul telefono di Consoli, in procinto di essere accusato di aggiottaggio e ostacolo alla vigilanza per i finanziamenti «baciati», quelli che venivano concessi in cambio della sottoscrizione di un pacchetto azionario di Veneto Banca.

La prima chiamata è fra lo stesso Consoli e Vincenzo Umbrella, al tempo direttore della sede toscana di Banca d’Italia. Il dg di Montebelluna è alla ricerca di un contatto con Palazzo Chigi perchè si sente nel mirino di Carmelo Barbagallo, responsabile della Vigilanza di via Nazionale, Umbrella gli consiglia di parlare con Boschi che «sta in diretta» con Renzi. Infatti, alle 19,34 Consoli compone il numero del cellulare di babbo Boschi. Dellal telefonata non esiste una trascrizione integrale ma solo un rassunto nel brogliaccio degli inquirenti. Il direttore di Veneto Banca esordisce chiedendo «se ci sono novità sul nostro fronte».

Ovvio il riferimento ai due argomenti del giorno: la riforma delle popolari varata dal governo in gennaio e le difficoltà cui stanno andando incontro sia le banche venete che Etruria. Si parla quindi della telefonata dell’allora sottosegretario Graziano Del Rio (adesso ammessa dallo stesso protagonista) a Bper per sapere se c’è un interesse diModena al salvataggio della banca aretina. Il timore è che Bper abbia ricevuto la dritta: aspettate di prendervi Etruria dopo che sarà stata commissariata.

Consoli e Boschi abbozzano allora un piano di messa in sicurezza alternativa, cioè una fusione che veda protagonisti Etruria, Veneto Banca e probabilmente anche Popolare di Vicenza, che già aveva presentato un’opa per Bpel in giugno e poi si era ritirata sdegnosamente dopo una risposta interlocutoria del Cda aretino. Sei mesi, però, non sono passati invano. Adesso anche Bpvi è in difficoltà, per gli stessi finanziamenti «baciati» imputati a Consoli. Il rischio è che si apra, come poi in effetti si aprirà, un buco gigantesco nei conti.

Lo scenario di cui parlano Boschi e Consoli diventa quindi che tre debolezze possano fare una forza. Ma, dice il dg veneto, ci devono dare tempo, questa non è un’operazione che si faccia in pochi giorni, Bce chiederà sicuramente un maxi-aumento di capitale per dare il via libera, serve almeno un anno. E’ a questo punto che Boschi risponde a una domanda: «Domani in serata se ne parla, io ne parlo con mia figlia e col presidente domani».

Agli atti, almeno per ora, non risulta una successiva chiamata del babbo più famoso d’Italia a Consoli. Non si sa dunque se effettivamente il signor Pierluigi abbia parlato con la figlia ministro e/o con Renzi. Di sicuro che dopo una settimana a Etruria arrivano i commissari, interrompendo il Cda che sta approvando un bilancio monstre: 500 milioni di perdite. Maria Elena twitterà subito: «Dura lex sed lex». Per dire che non ci sono favoritismi, neppure per il padre. E allora ci fu o non ci fu un intervento per Etruria?