
L’opera si concluderà a metà del terzo atto proprio come fece Toscanini alla prima della Scala nel 1926
Il 25 aprile del 1926, al Teatro alla Scala di Milano, Arturo Toscanini diresse la prima di Turandot. A metà del terz’atto si interruppe, poggiò la bacchetta sul leggio e sentenziò: "Qui finisce l’opera perché a questo punto il Maestro è morto". E anche stasera, al Gran Teatro all’aperto di Torre del Lago (ore 21,15) il maestro Renato Palumbo, per la prima volta sul prestigioso podio alla testa di orchestra e coro, si arresterà nello stesso punto. Niente finale: né quello di Franco Alfano commissionato da Toscanini, né quello più recente di Luciano Berio. Niente che non sia di pugno dell’autore. La partitura di Turandot si era interrotta nel dicembre del 1923 e per tre anni Puccini indugiò senza arrivare alla conclusione. Nel frattempo la diagnosi di un tumore alla gola non gli lasciò scampo e si spense a Bruxelles, dove si era sottoposto ad un delicato intervento chirurgico, il 29 novembre 2024.
"Credo che Puccini, giunto alla morte di Liù, sapesse di aver detto con la sua musica tutto quanto c’era da esprimere. Parrebbe che il destino, sotto questo profilo, abbia assecondato il compositore" afferma Pier Luigi Pizzi, direttore artistico del festival del centenario, che firma regia, scene e costumi di un nuovo allestimento altamente evocativo e simbolico, caratterizzato dall’essenzialità di forme esaltate da costumi dagli accesi cromatismi. Per rendere onore al maestro lucchese Pizzi ha voluto ripercorrerne passo per passo l’itinerario artistico, inaugurato nel 1883 con una leggenda, Le Willis, e concluso con una fiaba, quella della principessa di gelo che sfuggendo agli obblighi dinastici condanna alla pena capitale i pretendenti pietrificati davanti ai tre insidiosi enigmi. Finché il principe Calaf vince, e dinanzi al disappunto di Turandot le dà una possibilità: scoprire il proprio nome. Nessuno dormirà, a Pekino. Ma dinanzi al sacrificio della dolce Liù che si uccide per non rivelare il segreto, anche il cuore di Turandot si scioglie e si apre all’amore.
A dare voce e corpo a Turandot, al suo esordio a Torre del Lago, è uno dei soprani più acclamati del nostro tempo, straordinaria interprete di questo repertorio: Anna Pirozzi, a cui sarà a cui sarà consegnato il 55° Premio Puccini. A vestire i panni del principe Calaf è invece un habitué del festival, il tenore franco-tunisino Amadi Lagha. Chunxi Hu debutta nel ruolo della schiava innamorata Liù mentre i tre mandarini Ping, Pang e Pong verranno interpretati da Pietro Spagnoli, Saverio Pugliese e Luigi Morassi. Nel ruolo di Altoum è Danilo Pastore mentre Andrea Concetti è Timur. Le coreografie sono di Gheorghe Iancu, il disegno luci di Massimo Gasparon e il disegno video di Matteo Letizi. Tre le repliche: 10, 17 e 23 agosto.