La piccola Sofia annegata in piscina, il medico in aula: “Tentai di salvarla: un dolore terribile”

La drammatica testimonianza del dottore che accorse alla piscina del bagno Texas in cui annegò la 12enne

Estate 2019: i rilievi furono effettuati dalla Capitaneria di porto di Viareggio subito dopo la tragedia consumata nella piscina del bagno “Texas“
Estate 2019: i rilievi furono effettuati dalla Capitaneria di porto di Viareggio subito dopo la tragedia consumata nella piscina del bagno “Texas“

Lucca, 30 gennaio 2024 – Nuova udienza ieri al processo in corso a Lucca davanti al giudice Gianluca Massaro per la morte della piccola Sofia Bernkopf, la dodicenne di Parma morta il 17 luglio 2019 all’Opa di Massa, dopo quattro giorni di coma in seguito al fatale incidente nella piscina del bagno Texas“ di Marina di Pietrasanta. La bimba rimase con i capelli impigliati nel bocchettone di aspirazione dell’idromassaggio e non riuscì a risalire in superficie. Alla sbarra sette persone imputate di omicidio colposo aggravato: i quattro proprietari del “Texas“, due bagnini più il fornitore e installatore della piscina idromassaggio.

Ieri in aula sono sfilati i vari testimoni chiamati dal pm Salvatore Giannino. Di particolare rilievo le testimonianze del dottor Tiziano Ceragioli, medico versiliese che era lì in vacanza e accorse dopo alcuni minuti per praticare un massaggio cardiaco, e del ragazzo di 15 anni che si trovava vicino alla piscina e per primo tirò fuori dalla vasca la bimba ormai agonizzante.

Il dottor Ceragioli ha ripercorso quelle frenetiche fasi dei soccorsi, sottolineando che al suo arrivo sul posto la piccola era sdraiata a terra inerte e non c’erano disponibili né il defibrillatore né il pallone “ambu“ di soccorso. Quando poi il defibrillatore fu portato, il cuore non era più rianimabile. "Provai a praticarle a lungo massaggio cardiaco e respirazione bocca a bocca – ha ricordato – ma fu tutto inutile. Non so quanto durò il mio tentativo. Secondo me la bimba era già morta al mio arrivo. È stato terribile, un dolore che mi porto dentro da allora...".

Anche il primo soccorritore che lanciò l’allarme, all’epoca quindicenne, ha raccontato con grande lucidità quei tragici e concitati momenti. "La vidi con la testa sotto, quasi a pelo d’acqua – ha detto – non risaliva, era lì ferma. Allora mi avvicinai per vedere cosa le succedeva e provai a tirarla fuori con tutte le mie forze. Alla fine ce la feci, strappandole anche i capelli, risucchiati e incastrati nel bocchettone... ma fu tutto inutile purtroppo".

Ascoltati anche alcuni ragazzini che erano in piscina quel giorno e videro la scena dei disperati soccorsi, senza accorgersi di quanto accaduto prima a Sofia in acqua. In aula anche il medico legale Stefano Pierotti, consulente del pm Giannino, che ha relazionato in dettaglio sull’autopsia, che ha escluso altre patologie della bimba.

Prossime udienze in calendario il 19 febbraio e l’11 marzo, mentre la sentenza è attesa in estate.