Palagi e l’epopea del campo Benelli

Quando nei quartieri e nei paesini si viveva avvolti nelle soffici atmosfere di un piccolo...

Palagi e l’epopea del campo Benelli
Palagi e l’epopea del campo Benelli

Quando nei quartieri e nei paesini si viveva avvolti nelle soffici atmosfere di un piccolo mondo antico, dove la solidarietà era tangibile ogni giorno, chi era stato baciato dalla fortuna nel lavoro e negli affari o dal talento negli studi, non si arroccava sulle sue posizioni ma trovava modo e maniera di condividere questi “successi” con gli altri. Ecco, una persona che ha indossato questo abito è stato Vincenzo Palagi, scomparso di recente, che negli anni ‘60 al Secco di Lido di Camaiore, ancora molto giovane, era diventato un solido punto di riferimento non solo per i suoi coetanei. Al timone di un panificio, con il mestiere in mano, si era tolto le soddisfazioni commerciali, così come altri giovani negli anni ruggenti della Versilia. Ma poi pensava agli altri. In silenzio, senza strombazzamenti. Gesti misurati ma concreti. Il “grazie” che riceveva doveva rimanere un fatto privato. Con questo stile, che veniva anche dagli esempi della famiglia (la mamma Maura era una maestra elementare adorata dai suoi allievi), Vincenzo Palagi è cresciuto e si è sempre più affermato nel suo mondo, coltivando anche la passione per lo sport, inteso come promozione sociale. Si deve infatti a lui e al compianto Vittorio Biagi, titolare dell’omonimo bar, con la mediazione del fattore Francesco Verdigi, il contatto con la famiglia pratese Benelli, proprietaria dell’omonima area, per ottenere uno spazio all’interno della pineta dove realizzare un piccolo campo sportivo, ad uso e consumo dei ragazzi del Secco e del Lido. Il sospirato “si” arrivò a metà degli anni ‘60 e in poco tempo, usando il tempo libero e tanto olio di gomito, tutto il quartiere si impegnò per trasformare l’area assegnata in un impianto per il calcio. Detto e fatto. Quel campo sportivo è poi diventato il “Benelli”, ovvero l’epopea e anche il parco... divertimento calcistico di almeno tre generazioni di ragazzi, che in quello spiazzo incastonato nel verde, con gente comune, ricca di umanità e più in generale di veri valori, come Vincenzo Palagi a fare da tutor ed ad insegnare che cosa è la vita, sono cresciuti diventando uomini. Ecco perché la scomparsa “del Palagi che ci portava i panini imbottiti dopo la partita” è stata per tantissime persone un giorno veramente triste.