L’emergenza vista dal territorio: "La società porta su binari sbagliati. Le famiglie stiano dietro ai ragazzi"

Il comandante Barsuglia: "Le ’colpe’ dei giovani sono relative, serve una riflessione"

L’emergenza vista dal territorio: "La società porta su binari sbagliati. Le famiglie stiano dietro ai ragazzi"

L’emergenza vista dal territorio: "La società porta su binari sbagliati. Le famiglie stiano dietro ai ragazzi"

Erano giovani, talmente giovani che, quando se li è trovati di fronte, il comandante della polizia municipale Claudio Barsuglia ha deciso di chiamare i loro genitori. Anche a Camaiore i ragazzini stanno andando ben oltre le regole del vivere civile. Che fare, dunque?

Comandante, torniamo un attimo sulla vicenda dei vandali.

"Quando abbiamo visto i giovani, ho fatto i venire i genitori sul posto prima di tutto perché non volevo lasciare dei ragazzini per strada. E in secondo luogo, come ho detto ai genitori stessi, non si può permettere che l’attività educativa sia delegata alla polizia municipale. Detto questo, non sta né in cielo né in terra che dei minori siano in giro a quell’ora. Non per moralismo: perché se si imbrancano con ragazzi più grandicelli, più sgamati, a quell’età vulnerabile si espongono a rischi per se stessi e per le loro famiglie".

Lei che idea si è fatto di questo fenomeno?

"È un problema sociale. I social rendono i ragazzi ’asociali’, li staccano dalla comunicazione reale. Inoltre, si creano meccanismi emulativi molto pericolosi, se i genitori non vigiliano. E non parlo di una vigilanza ossessiva. Sono cambiati i tempi, gli strumenti che questi ragazzi hanno in mano sono pericolosi e non ci si può esimere dal verificare quel che succede, quel che i giovani fanno nella loro vita".

Nel mondo iperconnesso e senza distanze, l’emulazione rischia di essere un fattore...

"La società purtroppo sta portando i ragazzi sui binari sbagliati. Si va dietro al profitto, a disvalori come l’apparire e il dimostrare che assumono maggiore importanza della condivisione, del rispetto e della comunicazione. E, se posso aggiungere, mi sembra che si sia perso il valore educativo del ’no’, anche quando è detto a fin di bene. Sempre a proposito dell’altra sera, quando ho chiesto come mai dei ragazzini così giovani fossero in giro di notte, alcuni genitori mi hanno risposto che così fan tutti. Ma che risposta è? Che giustificazione è? Non dico di tenerli reclusi in casa. Ma quando dei bambini escono, devono uscire anche i genitori".

Il livello di preoccupazione sta salendo per le continue attività negative di cui si rendono protagonisti questi ragazzini. Secondo lei, come si gestisce la situazione sul territorio?

"Alt. I ragazzi non li dobbiamo gestire noi. Noi facciamo attività di controllo, poi tocca alle famiglie. Per quel che mi riguarda, non voglio essere costretto a riferire all’autorità giudiziaria quel che i ragazzini fanno e quello che i genitori non fanno. E non credo nemmeno sia giusto che i giovani siano messi sul patibolo: alcuni di loro non sono neanche ragazzi, sono ancora bambini, e le loro colpe in tutto questo sono in un certo senso relative".

Bisogna coinvolgere di più i genitori, quindi?

"Io sto facendo attività di condivisione del problema: lo presento ai genitori cosicché possano scendere in campo per affrontarlo. I genitori dei ragazzi che stavano imbrattando il centro storico, ad esempio, li convoco di nuovo: voglio che venga avviata una riflessione, che si metta sul piatto nero su bianco quel che potrebbe accadere se l’attività educativa non viene svolta nella piena assunzione del ruolo di genitore".

Daniele Mannocchi