Alle 7.30 puntuale era già presente in reparto, non da primo della classe ma da ‘pari tra i pari’. Stefano Buzzigoli, 68 anni, morto improvvisamente due giorni fa, era un medico, prima che un uomo. Chi nasce con la vocazione, ne fa un abito da indossare ogni mattina senza toglierlo, specie di fronte alla morte. "Non riesco a togliermi dallo sguardo tutte quelle persone morte da sole", ripeteva spesso di recente a chi lo conosceva, segnato dalla disumanità di questo virus arrivato sconosciuto a sconvolgere tutto il nostro...

Alle 7.30 puntuale era già presente in reparto, non da primo della classe ma da ‘pari tra i pari’. Stefano Buzzigoli, 68 anni, morto improvvisamente due giorni fa, era un medico, prima che un uomo. Chi nasce con la vocazione, ne fa un abito da indossare ogni mattina senza toglierlo, specie di fronte alla morte.

"Non riesco a togliermi dallo sguardo tutte quelle persone morte da sole", ripeteva spesso di recente a chi lo conosceva, segnato dalla disumanità di questo virus arrivato sconosciuto a sconvolgere tutto il nostro mondo. Lui, che aveva come compito e missione proprio quella di ridare la vita. La rianimazione e le stanze grandi sotto i piani labirintici dell’ospedale Versilia, piene di pazienti intubati, erano il suo mondo, un mondo dove nei mesi trascorsi assisteva i ricoverati, uomini e donne che lottavano con la morte a causa del Covid-19: Stefano viveva con loro. Se li è portati dentro, tra la sua innata signorilità e la voglia adrenalinica di vivere, i figli e le storie di studio. Insieme agli uomini e le donne che a quel medico ostinato devono ogni giorno della vita che lui, il primario Buzzigoli, ha afferrato stretta centinaia di volte. Sono con lui seduti accanto, alla guida della macchina che ha messo in moto giovedì mattina per l’ultima volta.

"Ho dovuto pensarci un attimo prima di scrivere qualcosa – afferma il collega Daniele Taccola, ex primario del reparto Covid – . Qualcosa di inutile, naturalmente. E insufficiente a dire tutto. Giusto pochi giorni fa ci avevano chiamati a parlare del periodo buio appena trascorso, di come l’avevamo vissuto, un tributo ai reparti, a chi li ha vissuti davvero. Abbiamo ricordato i momenti, i litigi, anche duri, la tensione, l’improvvisarsi, l’annichilirsi, il ricostruirsi. E hai parlato della solitudine, della solitudine della morte da Covid. Eri commosso. Il nostro lavoro è impietoso. Ci scava dentro e non ci restituisce le occasioni perdute. Ma purtoppo è il lavoro più bello che esista. Una droga che dà assuefazione. E tu, come molti di noi, ne eri drogato. Mai fermarsi. Stefano, non sei solo. Dovunque tu sia – conclude Taccola – e con chiunque tu sia, non sei solo. Sei un esempio. Che la Terra ti sia lieve".

Sono parole forti, d’amore. Sono frasi che tutti coloro che sono stati a contatto con il dottor Buzzigoli, pazienti, colleghi e amici ripetono, prima e dopo la Strage di Viareggio, il Covid, in decine di anni di esperienza medica e umana. Questa mattina, alle 11, la salma arriverà all’obitorio del Versilia. Le esequie – a cura dell’impresa funebre Paladini della Croce Bianca di Querceta – si terranno domani, alla chiesa di Don Bosco, alle 16.30.

Isabella Piaceri