Il ricordo di un eroe silenzioso : "Vorrei non essere mai stato lì"

Antonio Cerri, Vigile del Fuoco del Comando di Lucca ora in pensione si trovò di fronte all’Apocalisse . La sera del 29 giugno 2009 fu fra i primi a prestare soccorso ai feriti: "Non dimenticherò mai quelle scene". .

Il ricordo di un eroe silenzioso : "Vorrei non essere mai stato lì"

Il ricordo di un eroe silenzioso : "Vorrei non essere mai stato lì"

"Andate alla stazione, è scoppiato tutto". Sono passati quindici anni da quella sera, eppure c’è chi queste parole non le ha mai dimenticate. Antonio Cerri, Vigile del Fuoco del Comando di Lucca ora in pensione, quella sera del 29 giugno 2009 in cui persero la vita 32 persone era di turno alla caserma di Viareggio. Una calda e tranquilla sera d’estate, o almeno così pareva. Ci racconta quello che è successo quella sera?

"Stavo chiacchierando con i colleghi fuori in cortile - racconta - Ad un tratto il cielo sopra di noi si è colorato di arancione, se non fosse stata quasi mezzanotte avrei pensato ad un bel tramonto. "Qualcuno avrà sparato un razzo da una barca", disse un collega. Capitava spesso, quindi non ci preoccupammo. Poi, invece, sentimmo l’esplosione. Non sapevamo cosa fosse successo, ma corremmo subito a vedere. Quando uscimmo dalla caserma fu impressionante, le persone ci correvano incontro cercando aiuto. "Andate in stazione", gridavano, "Brucia tutto". Fatti pochi metri ci trovammo nell’inferno: alberi, auto, tapparelle. Era tutto in fiamme, non capivamo davvero cosa fosse successo. Solo dopo, salendo sul cavalcavia, vedemmo le cisterne deragliate sopra i binari. Di solito è la centrale che chiama quando qualcuno ha bisogno di aiuto, quella sera invece fui io ad avvertire la sala operativa: "Fermate i treni – dissi – Mandate delle ambulanze. Qui è un disastro".

Come siete intervenuti in prima battuta?

"Siamo rimasti là fino alle prime luci dell’alba, nel frattempo sono arrivate squadre da tutta la Toscana per darci supporto. Ricordo la bellissima sensazione che provai quando li vidi. Eravamo stremati. Fu difficile gestire i soccorsi. In pochi metri c’era veramente di tutto: incendi, case crollate, perdite di gas, feriti gravemente ustionati. Decidemmo di entrare casa per casa. Mi sono trovato davanti tanti cadaveri, ma ho dovuto passare oltre: in quel momento dovevo pensare solo ai vivi, a chi poteva ancora farcela. Se in casa non rispondeva nessuno, passavo a quella successiva. .

Scene che colpiscono...

"Sì, sicuramente, ma in quel momento non hai tempo di pensare, di metabolizzare. Ogni soccorritore ha un solo obiettivo: salvare vite. E quando pensi a quello trovi la forza di fare tutto".

C’è un’immagine che non ha mai dimenticato?

"Quando facevo il giro delle case vidi una ragazza, era in piedi appoggiata al cancello. Mi sembra ancora di vederla. "Fammi entrare", le dissi. Ma lei mi guardava senza fare niente. Pochi istanti dopo, capii: era morta carbonizzata, probabilmente investita da una lingua di fuoco proprio mentre cercava di fuggire. Aveva gli occhi aperti, sembrava viva. Non riesco a dimenticare nemmeno i racconti della gente: "ho aperto la porta e davanti casa c’era il mare", mi dissero. Non era il mare, era una nube di gas...".

Quindici anni dopo come ci si sente?

"Di cose, in 38 anni di carriera, ne ho viste veramente tante. Ma niente è stato come la strage di Viareggio. Non avrei mai pensato di poter vivere certe cose, vorrei non essere mai stato lì. Non riesco a non pensare a quella strada, via Ponchielli. Prima di quella sera era dimenticata dal tempo. Trovavi sempre gli anziani giù in strada a chiacchierare. Era una via talmente tranquilla che la gente lasciava persino le chiavi inserite nella serratura. Poi, l’inferno. Ogni anno partecipo alla commemorazione. Dopo quella sera ho conosciuto tante persone speciali, per me è importante essere lì con loro".

Giulia Prete