Dal cantiere al corso. I 5 muratori acrobati che "volano" sul carro come scalano i palazzi

A guidare i colleghi è Davide Ramacciotti, titolare della ditta edile su corda. Nata dai mestri d’ascia, la tradizione degli operai di Burlamacco si rinnova.

Dal cantiere al corso. I 5 muratori acrobati che "volano" sul carro come scalano i palazzi
Dal cantiere al corso. I 5 muratori acrobati che "volano" sul carro come scalano i palazzi

Come acrobati, si sollevano con la forza delle braccia sulle corde tese lungo il dorso di quel cavallo azzurro ancora capace di sconvolgere le fredde geometrie del pregiudizio. Si lasciano dondolare dal vento. Si avvitano, cadono e si risollevano in una danza che assomiglia all’esistenza, coi suoi alti e i suoi bassi. I picchi e le depressioni. Non sono artisti del circo volante, ma quell’arte la utilizzano ogni giorno nell’edilizia. Per scalare le cime dei palazzi come vette, usando le corde invece dei ponteggi per compiere opere di ristrutturazione in arrampicata. È stato Davide Ramacciotti, titolare dell’omonima ditta viareggina di edilizia in corda, a “trascinare“ altri quattro colleghi, tutti muratori specializzati, fin là. Dalla tuta da lavoro alla maschera, dal cantiere al Carnevale: a danzare in aria intorno a Marco Cavallo realizzato da Carlo e Lorenzo Lombardi nella costruzione de “Il profumo delle rose nelle spine“, ispirata alla scultura realizzata dai pazienti dello psichiatra Franco Basaglia che ha rotto i muri invalicabili del manicomio.

Una storia, questa dei muratori volanti, che ci riporta alle origini. Perché quello tra il cantiere e il Carnevale è un legame eterno. In fondo è nei cantieri, dalle mani esperte e callose dei Maestri d’ascia e calafati che nei primi del Novecento è nata l’arte dei carri. All’epoca fatti in legno, “a colpi d’ascia e a colpi di mazzetta” come gli scafi delle navi, e poi rifiniti con la tela. Odorosi “di ragia e di pece”. Poi è arrivata la cartapesta, a trasformare il Carnevale facendone un gigante – come l’alluminio, l’acciaio, e poi il carbonio hanno fatto la cantieristica navale – e per ultime le coreografie, che hanno rivoluzionato la sfilata trasformando la parata in uno spettacolo d’arte varia. Fatto da gente comune, prestata al teatro e alla danza, anche aerea. Che “Viareggio ha un’anima da palcoscenico“ lo cantava già Gualtiero Lami quasi 40 anni fa. "E per noi – racconta Ramacciotti – salire su questo palcoscenico è un’esperienza faticosa ma anche emozionante". Gli operai travestiti da figuranti rappresentano proprio quei pazienti reclusi che, nel 1973, dettero un contributo reale e immaginifico alla realizzazione della scultura ippica diventata “icona” della lotta etica, sociale, medica e politica a favore della legge sulla chiusura dei manicomi. Ma per Ramacciotti questa è stata anche l’occasione per fondere due passioni: quella per il suo lavoro, l’edilizia su corda, e quella per il Carnevale, che abbraccia tutta la sua famiglia.

Sono tre i Ramacciotti a bordo del carro del Lombardi: il papà di Davide, Maurizio, che in groppa al destriero, lassù a 15 metri d’altezza, tira le briglie che danno movimento all’opera centrale, e lo zio Marco (fratello di Maurizio), anche lui nella squadra dei movimentisti. "Siamo una famiglia follemente innamorata del Carnevale, e che il Carnevale – conclude Maurizio Ramacciotti – lo fa tutto l’anno".