Alessandro Nesta

Perugia, 8 settembre 2018 - «Ora vi racconto la verità sul perché sono qui». Alessandro Nesta è sì una leggenda ma non vuole che lo diventi la sua storia in biancorosso, la prima da tecnico in Italia. Emergente con le idee chiare, «figlio» di tanti allenatori, ma con la speranza un giorno di diventare Nesta l’allenatore e non l’ex campione del mondo. E «magari essere la somma di quello che ho avuto dai tanti maestri».

L’allenatore del Perugia si racconta, con il suo sorriso garbato, l’ironia sottile e la sana ambizione che potrà fare solo bene al Grifo.

«Sono stato contattato dal Perugia prima di Natale, ho detto di no perché avevo in ballo un’altra questione all’estero, in Asia, che però non si è concretizzata. Quando sono tornato in Italia sono andato a trovare Rubinacci, mio «vice» a Miami, siamo andati al Curi a vedere la partita senza invito da parte della società. Goretti, che conosco da sempre, mi ha dato i biglietti. A fine gara, mentre tornavamo verso casa ci hanno richiamato e siamo tornati indietro».

Perché dopo Venezia, invece, Nesta è rimasto al Grifo?

«La proposta di restare la società me l’ha fatta prima dei play off. Che sono finiti presto... Non potevo andare via così, non volero passare per quello che è venuto a Perugia, ha fatto due gare e due sconfitte. Sono felice che mi sia stata data l’opportunità di dire di sì».

Rimasto con quale obiettivo?

«Non ce lo siamo dato, perché la squadra è cambiata totalmente e non ne conosciamo ancora la vera forza. Magari ne riparliamo alla fine del girone di andata».

Quanto ha inciso Nesta sul mercato del Perugia?

«Qualche nome lo abbiamo fatto, soprattutto abbiamo chiesto giocatori con alcune caretteristiche. Sono in un club che sa fare il suo lavoro, quindi ci siamo fidati».

Sì ma Nesta pensava di giocare con la difesa a quattro e invece oggi gioca a tre...

«Anche da calciatore ho giocato quasi sempre a quattro, ma penso che un allenatore debba tirare fuori il meglio della rosa che ha ed essere flessibile: il 3-5-2 ha i suoi pregi».

Nesta e i suoi maestri.

«Zeman è stato importantissimo per le sue idee offensive, il calcio di Eriksson era meno spregiudicato, Ancelotti aveva un’ottima gestione del gruppo. Io però vorrei avere la mia idea di calcio, ancora in costruzione, magari la somma di tutto quello che ho avuto».

I presidenti: come è il suo rapporto con Santopadre?

«C’è un bel dialogo, lui è un presidente tifoso che ci tiene molto, ma è positivo per tutti».

Ha un nipote che gioca a Terni...

«Sì, il figlio di mio fratello, è un buon giocatore, un’ala interessante».

Del suo Perugia intanto sono piaciute aggressività e intensità.

«La squadra deve essere presente in campo sempre, bisogna essere combattivi, altrimenti non si va da nessuna parte. Vogliamo ricreare il feeling con i nostri tifosi che sono importantissimi per noi. Voglio che passi il messaggio che non abbiamo ancora fatto nulla, abbiamo fatto due partite carine, con la giusta mentalità, ma nulla più. La strada è lunga».

Han, Melchiorri, Vido: ci sarà la possibilità di vederli insieme?

«Mi piange il cuore tenere fuori uno dei nostri, giocheranno insieme se capirò che la squadra potrà supportare il tridente».

Quando comunica la formazione alla squadra?

«Poco prima del fischio di inizio».

Quanto conta il suo staff?

«Tantissimo, lavoriamo insieme molto perché ci piace e stiamo bene insieme».

Chi è il capitano del Grifo?

«Bianco, ha carisma, conosce la piazza. Melchiorri è il vice».

Quanto guadagna Nesta al Perugia?

«Il giusto per un allenatore di serie B».

Dove andrà a vivere?

"Al lago Trasimeno, vicino Passignano...Come mi tengo in forma? Purtroppo a causa dei tanti infortuni che ho avuto non faccio attività fisica. Mi controllo a tavola, mangio molto pesce".

Che ricordi ha della sua avventura in India con Marco Materazzi?

"Ero a casa da più di un anno, fermo, soffrivo, Marco mi ha chiamato, sono partito senza preparazione, il posto era bellissimo. Non mi aspettavo però quaranta gradi e settantamila spettatori. Dopo due partite mi sono fatto male. Per fortuna non ci sono video, testimonianze del mio passaggio, è stato insabbiato tutto", racconta sorridendo

Come nasce il Nesta allenatore?

"Quando ho smesso, ho sofferto, ero diventato anche insopportabile per la mia famiglia. Da Miami dove vivevo sono tornato in Italia a frequentare il corso da allenatore, partivo con poca convinzione, mia moglie mi ha detto che era una buona idea. Poi ho incontrato Lorenzo Rubinacci, un martello nel lavoro, un amico, il mio vice".