Paolo Urzi presidente dell’associazione “Amico Peloso”
Paolo Urzi presidente dell’associazione “Amico Peloso”

Perugia, 10 aprile 2019 - Dopo l’approvazione del “Regolamento comunale per la tutela del benessere degli animali e la loro convivenza con i cittadini” di lunedì (il testo affronta gli aspetti principali della convivenza uomo- animale nelle città, e per la prima volta si occupa di tutti gli animali introducendo l’educazione al rispetto a partire dalla scuola dell’infanzia ed elementare) ora c’è chi lancia, o meglio rilancia anche il “Tribunale degli Animali” per risolvere, prima ancora di finire in una vera aula di giustizia, le varie controversie. «È una proposta che in realtà avevamo già lanciato un paio di anni fa nel contesto di una bella iniziativa dal titolo dalla A alla Zampa in sinergia con l’Enpa, il Comune di Perugia e la Fondazione Forense di Perugia. Si trattava nelle intenzioni di una sorta di progetto pilota da esportare in tutte le realtà comunali del territorio» dice Paolo Urzi presidente dell’associazione “Amico Peloso”.

«L’idea era quella di fornire assistenza e consulenza nelle controversie che vedevano appunto coinvolti gli animali, nei casi di divorzio ad esempio o in quelli di maltrattamento e non solo».

Un servizio a tutela dei piccoli amici?

«Un modo per diffondere la cultura del “giusto rapporto con gli animali”, evitando l’indiscriminato ricorso alle aule di giustizia con le conseguenti lungaggini e dispendio di risorse economiche».

Ha funzionato?

«Sì, per un periodo sì. L’ attività veniva monitorata periodicamente al fine di testare l’effettiva efficacia e valutare eventuali implementazioni o correzioni nei casi presi in esame. La sede del Tribunale era proprio al Rifugio per animali di Collestrada, gestito dall’Enpa. È lì che professionisti iscritti all’Ordine degli avvocati di Perugia si recavano, come volontari, a rotazione e con cadenza quindicinale, seguendo un orario prestabilito per ricevere segnalazioni di casi e controversie che coinvolgevano gli animali, svolgendo una prima attività di assistenza e consulenza. L’intervento del professionista volontario era finalizzato, in una seconda fase, a favorire l’incontro tra le parti e la conciliazione tra le stesse, anche mediante il ricorso agli Organismi a ciò deputati».

E adesso?

«Andrebbe riorganizzato, messo a regime e soprattutto pubblicizzato. Ci riproveremo»

D. Mil.