Ambulanze in fila all’ingresso del Pronto soccorso dell’ospedale di Perugia
Ambulanze in fila all’ingresso del Pronto soccorso dell’ospedale di Perugia

Perugia, 1 febbraio 2021 - E’ tornata la fila drammatica delle ambulanze davanti al pronto soccorso dell’ospedale di Perugia, in attesa per ore che si liberino i posti nei reparti per consentire i ricoveri: l’ospedale è tornato nella trincea del Covid e il 118 è a rischio ’collasso’. Negli ultimi giorni gli accessi alla prima linea dell’emergenza si sono moltiplicati: a mbulanze in coda, con malati, anche per 4 ore. Una fotografia che riporta il calendario alle settimane terribilidi ottobre e novembre, in piena seconda ondata.

Nel fine settimana la situazione è diventata ’calda’ con oltre 10 richieste di ambulanza al giorno che restano in coda (la maggior parte con pazienti Covid) e una duplice conseguenza: il malato che attende le cure, il territorio che non può usufruire dell’ambulanza bloccata. Se arriva una chiamata da un territorio qualsiasi, parte il mezzo più vicino: è capitato che per soccorrere un codice rosso a Perugia sia partita l’auto medica da Assisi, o che per trasportare un malato Covid dal Trasimeno all’unico posto libero a Terni, l’ambulanza sia rimasta fuori più di mezza giornata.

Una situazione peggiorata nell’arco dell’ultima settimana con 415 ricoverati totali di cui 54 in terapia intensiva (dati di ieri) purtroppo simili al periodo più nero quando, il 23 novembre, si registrarono 451 ricoverati di cui 78 in terapia intensiva. Ma con una criticità in più: dopo il focolaio a Malattie infettive, anche altri reparti hanno registrato casi di positività tra il personale, creando non poche difficoltà nella gestione dei ricoveri. Nelle ultime ore si è deciso di riconvertire la pneumologia in Covid e anche una tranche dei posti letto di Medicina interna. Il Santa Maria deve ragionare su un’altra variazione importante. E dentro l’ospedale non mancano solo i posti letto per i pazienti Covid, ma anche per i malati ordinari: quell’esercito di anziani che si riversa in corsia anche a causa di patologie croniche trascurate nelle settimane di pressione altissima sulle strutture ospedaliere.

I numeri dei ricoveri
A Perugia ci sono 104 ricoverati Covid di cui 15 in Terapia intensiva, a Terni 92 (20 in Uti), a Spoleto 54 (5 in Uti), a Città di Castello 39 (7 in Uti), a Foligno 38 (6 in Uti) e 43 a Pantalla. Secondo l’ultimo rapporto dell’Istituto superiore della sanità le Terapie intensive sono al 38% di capienza (l’allerta scatta oltre 30) e le degenze al 43% (allerta sopra il 40), ma si tratta della settimana tra il 18 e il 24 gennaio.

Il nodo ospedale-Esercito
Ci sono attualmente solo 12 pazienti ricoverati su un totale 34 posti di degenza per i pazienti Covid, di cui tre posti di terapia sub-intensiva per un totale di 29 tende che insistono su una superficie di circa 1.300 metri quadrati difficili da gestire quando – come nell’ospedale targato Esercito – manca il personale per riuscire a far fronte a tutti i ricoverati, compresi i pazienti in condizioni severe trasferiti dai reparti in cui si sono verificati dei cluster. Il giorno dell’installazione, nel pieno dell’emergenza della seconda ondata, si era detto che dovevano restare 60 giorni (ovvero fino al 9 gennaio). Le tende sono ancora lì e il personale sanitario – medici e infermieri – non è mai stato avvicendato. Fonti interne all’ospedale segnalano la possibilità di utilizzarla come stallo per i pazienti in attesa di essere visitati, lasciandoli ad attendere al caldo su un letto con il doppio beneficio di liberare l’ambulanza e poi essere trasferiti con la navetta nell’edificio principale.

L’ospedale della Regione
L’altro nodo da sciogliere riguarda il superattrezzato ospedale da campo della Regione Umbria finanziato con i 3 milioni della Banca d’Italia. E’ completamente montato – racconta chi è potuto entrare – acceso e riscaldato con apparecchiature all’avanguardia. Ci sono in totale 38 posti letto di cui 12 di terapia intensiva, 16 sub intensiva e 10 di degenze ordinaria, ma è vuoto.