Minacce e offese a Giorgia Meloni sui social: perugino a processo per vilipendio

L'udienza è stata fissata a maggio del 2024. Dalle indagini della Digos è emerso che l'uomo era collegato ad app riconducibili a Twitter e social network legati alle proteste contro la premier e ad altri esponenti del Governo

Giorgia Meloni (Ansa)
Giorgia Meloni (Ansa)

Perugia, 16 novembre 2023 -  Aveva  pubblicato sul suo profilo Twitter post a contenuto  offensivo e diffamatorio nei confronti della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Per questo un perugino di 45 anni sarà processato per vilipendio delle Istituzioni repubblicane nell'ambito di  un'indagine della Digos del capoluogo umbro, coordinata dalla procura diretta da Raffaele Cantone.

L'udienza predibattimentale - per il reato è prevista la citazione diretta in giudizio - è stata fissata a maggio 2024. L'uomo è stato segnalato alla magistratura dalla Digos e dagli specialisti del centro operativo per la sicurezza cibernetica dell'Umbria a dicembre dello scorso anno nell'ambito di un'attività di monitoraggio sui social network.

È risultato già noto alle forze di polizia - spiega la procura  - per essere stato in precedenza denunciato anche per avere pubblicato analoghi post nei confronti di un ministro del precedente Governo. Secondo gli investigatori il quarantacinquenne aveva poi condiviso, negli ultimi mesi sempre sulla stessa piattaforma, altri post dai medesimi contenuti considerati diffamatori e minacciosi pubblicati da altri soggetti e rivolti oltre che alla presidente del Consiglio anche ad altri parlamentari che, secondo quanto scritto, "andrebbero giustiziati".

È stata quindi eseguita una perquisizione per verificare se l'account fosse effettivamente nella sua disponibilità, come poi emerso, portando anche al sequestro di alcuni device. La successiva analisi forense ha portato alla luce - riferiscono sempre gli inquirenti - la presenza di molteplici app riconducibili a Twitter e altri social network in gruppi-canali legati alle proteste contro la premier, e l'esistenza di video autoprodotti, associabili all'indagato nei quali questo denigrava ed augurava la morte di altri esponenti del Governo.

La procura rileva che persino durante la perquisizione, l'uomo postava sul suo profilo Twitter un video nel quale, nel lamentarsi dell'indagine cui era sottoposto, pronunciava frasi "minacciose ed offensive" nei confronti della presidente Meloni.