Maria Chiara e Francesco
Maria Chiara e Francesco

Amelia (Terni), 11 ottobre 2020 - Morire a diciotto anni, il giorno dopo averli compiuti, quando ancora si dovrebbe festeggiare. Morire per la droga, perché questa è la strada che hanno imboccato gli inquirenti che indagano sul decesso di Maria Chiara Previtali. La tragedia si è abbattuta su Amelia ieri mattina. Intorno alle 8 il fidanzato ha allertato i soccorsi: Maria Chiara aveva dormito da lui. Venerdì era stato il compleanno della ragazza, diciottesimo appunto: un aperitivo con le amiche, tra risate e regali, e poi la serata che si conclude a casa del findanzato, ventuno anni, anche lui di Amelia. Non si sa con precisione cosa sia accaduto nella notte, certo è che Maria Chiara non si è più svegliata.

Il fidanzato ha capito che qualcosa non andava, ha provato a soccorrerla e poi ha chiamato aiuto. Nell’appartamento di via delle Rimermbranze è arrivata un’ambulanza del 118: gli operatori sanitari hanno non potuto fare nulla se non constatare che la diciottenne era morta. Droga, parrebbe una dose faale di eroina. E la famiglia di Maria Chiara è sprofondata nell’incubo peggiore, nel dolore più sordo. La famiglia e la comunità di Amelia che conosceva bene bene quella “sua“ ragazza, che frequentava il quinto anno del liceo scientifico “Renato Donatelli“ a Terni e che era istruttrice di judo. Un messaggino su whatsapp e quella tremenda notizia è arrivata a scuola, ai compagni, agli insegnanti. E ha gettato un intero istituto nello sgomento, perché diversamente non potrebbe essere.
Droga, si diceva. Il fidanzato ventunenne di Maria Chiara ieri è stato lungamente interrogato dai carabinieri: le indagini sono condotte dal capitano di Amelia, Raffaele Maurizi, con il coordinamento del comando provinciale e del colonnello Marco De Martino. L’inchiesta è stata affidata al pubblico ministero Camilla Coraggio, che ha già disposto l’autopsia sul corpo della diciottenne, esame che dovrebbe tenersi martedì o al più tardi mercoledì e che dovrebbe chiarrire molti aspetti della tragedia.
 

E’ toccato al ragazzo, che sarebbe noto alle forze dell’ordine in quanto assuntore si sostanze stupefacenti, ricostruire con gli investigatori le ultime ore di vita di Maria Chiara. In questo lasso di tempo i due si sarebbero procurati le dosi di eroina, quella droga che per la diociottenne è risultata fatale. Avrebbero acquistato insieme lo stupefancente, nella Capitale o, comunque, nei dintornidi Roma. Nel tardo pomeriggio di ieri, dopo essere stato ascoltato per ore, il ragazzo ha potuto lasciare la caserma dei carabinieri e tornare a casa: dovrebbe essere denunciato a piede libero per reati omissivi. Per la stessa accusa sarebbe al vaglio anhe la posizione di altre persone.
 

Tragedia nella tragedia: il padre di Maria Chiara lavora da anni nella Comunità Incontro, la struttura di recupero dalle dipendenze fondata da don Pierino Gelmini, che ad Amelia ha il suo cuore, la sua sede centrale. La mamma infermiera nell’ospedale cittadino, un fratello maggiore di 25 anni: una famiglia che in poche ore è stata trascinata nel più buio degli incubi. Eppure dovevano essere solo giorni di festa.
Stefano Cinaglia
Annalisa Angelici