L’evento "Così racconto il mito della Bussola"

Il regista Andrea Soldani presenta il suo film sul “collezionista di stelle“ che si vedrà domani al cinema Méliés di Perugia

L’evento "Così racconto il mito della Bussola"
L’evento "Così racconto il mito della Bussola"

Un viaggio nella cultura, nella musica e nella società italiana riflesso nella magnifica avventura della Bussola, storico locale in Versilia, e del suo inventore, Sergio Bernardini (foto sopra). Promette grandi emozioni il film di Andrea Soldani (foto sotto), “La bussola - Il collezionista di stelle” che dopo l’anteprima alla Festa del cinema di Roma, sarà proiettato domani alle 21 al cinema Méliès, come evento finale a ingresso libero del Love Film Festival Winter. Prodotto da Lux Vide e Rai Cinema, il film sarà per tre giorni nelle sale di tutta Italia e a Perugia verrà presentato dal suo autore e regista, ormai umbro d’adozione visto che da anni vive a Spina dove ha fondato con Simona Chipi il Gecko Fest.

"Nel film – racconta con entusiasmo Soldani – abbiamo intrecciato più livelli: la storia del locale, quella dell’uomo che l’ha inventato e reso celebre e la storia della musica italiana e internazionale che da lì è passata. C’è la trasformazione di una società, la nascita nel 1955, il boom economico degli anni ’60, gli sconti del ’68 per arrivare agli anni ’80. Un percorso storico di cambiamentI culturalI e socialI".

Ma cosa è stata la Bussola?

"La prima music hall italiana, che Sergio Bernardini aprì nel 1955 a Marina di Pietrasanta in località Focette, sul modello d’oltreoceano: un locale dove non si andava solo per lo spettacolo ma per passare l’intera serata, con tre orchestre in palinsesto. E dopo Bernardini inventò anche Bussoladomani, il primo teatro-tenda d’Italia".

E’ lui il collezionista di stelle...

"Amava definirsi così perché ha sempre cercato di portare il meglio nella sua “bottega“. Alla Bussola sono davvero passati tutti i più grandi artisti italiani e internazionali. All’appello ne mancano solo tre: Frank Sinatra, Maria Callas e i Beatles"

Come lo ha raccontato?

"Rispettando la sua volontà di stare dietro le quinte. Sergio amava portare in scena grandissimi spettacoli e garantire a tutti le condizioni migliori ma preferiva lasciare palco e riflettori agli altri. Tanto che nel film l’unico momento in cui appare e parla è solo dopo i titoli di coda. Per tutto il resto si vede nelle fotografie e nei filmati delle star e viene evocato da artisti, collaboratori, amici, parenti".

Come è nato questo progetto?

"Insieme a Mario Bernardini, figlio di Sergio: nel ’95 lui e Gianni Minà mi chiamarono per un grande spettacolo in Versilia in memoria del padre morto due anni prima. Da lì l’idea di fare un film, che però non andò in porto. 25 anni dopo ho presentato il progetto a Lux Vide che ha mostrato entusiasmo e concretezza e contattato Rai Cinema. Mi hanno credito e reso possibile mettere in piedi questo sogno, poi ho avuto la fortuna di scegliere i collaboratori giusti: Mario Bernardini, ovviamente, Giuseppe Scarpa e Simone De Rita, gli autori con cui abbiamo preparato le interviste e scritto il canovaccio. E poi siamo andati sul campo".

Ma come si snoda il film?

"Come fil rouge c’è un elemento di fiction: ci siamo inventati una trasmissione radiofonica di una giovane speaker-dj che grazie a uno scatolone pieno di foto, ricordi e locandine racconta la storia di Bernardini. Poi, una volta sul campo, ovviamente tutte le interviste hanno avuto vita propria rispetto alla sceneggiatura".

Tra i personaggi intervistati chi le piace ricordare?

"Ornella Vanoni, Gino Paoli, amico fraterno di Sergio, Paolo Maldini, il calciatore che era suo nipote E poi uno strepitoso Adriano Aragozzini, Mario Lavezzi, Giovanni Minoli, Aldo Cazzullo"

Alla fine qual è il messaggio?

"Spero che a qualcuno, ascoltando la storia incredibile di Bernardini, possa scattare una scintilla. In questa avventura ci sono forza, energia, coraggio, creatività e visione che sono i tratti del nostro essere italiani".