Sapeva che le forze dell’ordine gli stavano col fiato sul collo e che i suoi tentativi di nascondersi non sarebbero durati a lungo. Domenico D’Andrea, l’ergastolano condannato per l’omicidio volontario di un edicolante di Napoli ed evaso venerdì mattina dal carcere di Capanne, voleva allontanarsi da Perugia pur senza disporre di contanti e di complici che potessero agevolarlo in quella che appare come una fuga d’impeto, senza una pianificazione precisa. Voleva dirigersi verso Firenze e da lì cercare di seminare i poliziotti che avevano ormai disegnato il perimetro dei suoi spostamenti...

Sapeva che le forze dell’ordine gli stavano col fiato sul collo e che i suoi tentativi di nascondersi non sarebbero durati a lungo. Domenico D’Andrea, l’ergastolano condannato per l’omicidio volontario di un edicolante di Napoli ed evaso venerdì mattina dal carcere di Capanne, voleva allontanarsi da Perugia pur senza disporre di contanti e di complici che potessero agevolarlo in quella che appare come una fuga d’impeto, senza una pianificazione precisa.

Voleva dirigersi verso Firenze e da lì cercare di seminare i poliziotti che avevano ormai disegnato il perimetro dei suoi spostamenti fino alla cattura in via Ettore Ricci.

È durata poco più di dieci ore la disperata fuga del 38enne campano dal penitenziario perugino dove svolgeva alcuni lavori nell’area esterna al perimetro murale dell’istituto. Alle 11.10 di venerdì riesce a scappare, probabilmente scavalcando una bassa recinzione fino ad attraversare a perdifiato i campi adiacenti al carcere e a chiedere un passaggio in auto. Con la scusa di essere stato rapinato della propria vettura, ha quindi fermato una signora alla guida facendosi accompagnare fino a Fontivegge. Le ricerche degli agenti della squadra mobile e del reparto volanti - dietro il coordinamento del pubblico ministero Gemma Miliani – vanno avanti senza sosta per tutta la giornata, ma la svolta arriva alle 21.15 della stessa sera quando scatta una chiamata alla centrale operativa della questura da parte di un tassista.

Descrive abbigliamento e fisionomia dell’uomo che gli aveva proposto il pagamento tramite bonifico della corsa fino alla vicina città toscana, spiegando di non disporre di soldi. Una circostanza strana che, combinata alla notizia di un detenuto evaso già circolata e diramata a livello nazionale, ha messo in allerta il cittadino. Gli investigatori della mobile sanno che ormai non potrebbe essere molto lontano dal quartiere della stazione e dopo aver stretto il cerchio intorno alla zona, riescono ad arrestarlo alle 23 in un’area verde di via Ricci.

"È stata un’attività altamente professionale e la sinergia richiesta è stata esemplare" – ha sottolineato in conferenza stampa il vicario del questore Maria Grazia Corrado, intervenuta insieme al vice comandante della squadra mobile Andriano Felici e al comandante della polizia penitenziaria di Capanne, Fulvio Brillo, per illustrare i dettagli della cattura. "Le ricerche sono state incessanti e mirate – continua Corrado - senza escludere aeroporti e snodi ferroviari fino alle segnalazioni alle aziende di trasposto pubblico e taxi. Fondamentale anche il ruolo svolto dalla polizia penitenziaria". "L’analisi stilata con l’aiuto della polizia penitenziaria – ha spiegato il vice questore aggiunto Felici - ha permesso di delineare il profilo di una persona impetuosa, poco incline ad organizzare spostamenti e senza punti di riferimento su Perugia", sottolineando anche il "senso civico" del tassista che ha contribuito a raggiungere l’obiettivo della cattura.

Valentina Scarponi