REDAZIONE UMBRIA

In Umbria cresce il lavoro 13.400 occupati in più. La ’spinta’ degli over 50

Report Cgia: le aziende non trovano apprendisti e cercano personale esperto. Ma preoccupano le crisi legate ai settori di acciaio ed automotive.

Le aziende umbre si affidano sempre di più negli ultimi anni a dipendenti esperti

Le aziende umbre si affidano sempre di più negli ultimi anni a dipendenti esperti

L’occupazione in Umbria alla fine del 2024 dovrebbe registrare un leggero incremento e con essa si avrà la diminuzione del tasso di disoccupazione. Ma a preoccupare adesso è la crisi del settore acciaio e automotive che inizia ad avere le prime ripercussioni anche da noi. Questi sono i risultati dell’indagine della Cgia di Mestre, che rivelano come nella nostra regione ci sia stato un incremento di 13.400 occupati nel biennio 2022/2024, pari a un tasso percentuale del + 3,8%. Dai dati emerge che due anni fa quelli con un lavoro erano 352.300 nel Cuore Verde, passati a 361.200 l’anno scorso con le stime per fine anno che parlano di 365.700 occupati. Di conseguenza il tasso di disoccupazione da noi è passato dal 7,1% del ’22 al 5,7 di fine anno, mentre un anno fa era del 6 per cento. I disoccupati attualmente sono 21.900, dodici mesi fa erano 22.900 mentre alla fine del 2022 erano 27mila.

"In questi ultimi due anni – rivela Cgia - il contributo maggiormente positivo è stato quello degli over 50. Le ragioni di questo risultato vanno ricercate nell’invecchiamento progressivo anche della popolazione lavorativa che sta ingrossando la fascia di età più elevata e nell’allungamento dell’età lavorativa che negli ultimi anni ha frenato il pensionamento di tantissimi operai e impiegati. Ma l’aspetto più determinante è riconducibile al fatto che le imprese sono sempre più orientate ad assumere persone con esperienza che, in linea di massima, offrono maggiori garanzie di affidabilità e di sicurezza. Questa tendenza è avvalorata anche dalla riduzione del numero dei disoccupati e degli inattivi presenti tra gli over 50". Rispetto alla rilevazione eseguita precedentemente che era di fonte Istat e misurata con una cadenza mensile, per analizzare l’andamento occupazionale avvenuto a livello regionale sono stati presi i dati medi forniti da Prometeia. Per l’anno 2022 e 2023, anche l’istituto di ricerca bolognese ha preso come riferimento le statistiche dell’Istat, per l’anno 2024, invece, ha realizzato una stima previsionale. Pertanto, i dati regionali di fonte Prometeia - sia sull’aumento dell’occupazione sia sulla diminuzione della disoccupazione - non corrispondono con quelli nazionali dell’Istat, sebbene confermino il trend registrato nella nostra elaborazione su dati Istat.