LA VISITA A PERUGIA Un momento dell’incontro tra Mattarella, i genitori e la moglie del colonnello dell’Arma ucciso nel 2009 a Vicenza
LA VISITA A PERUGIA Un momento dell’incontro tra Mattarella, i genitori e la moglie del colonnello dell’Arma ucciso nel 2009 a Vicenza

di FABRIZIO PALADINO

– CITTA’ DI CASTELLO –

IL DOLORE, l’orgoglio, la commozione. E quelle parole del Capo dello Stato che restano dentro. Sentimenti che i genitori del colonnello dell’Arma Valerio Gildoni – il tifernate ucciso nel 2009 in provincia di Vicenza – hanno di nuovo provato giovedì nel corso della visita del Presidente Sergio Mattarella a Perugia. Che nell’occasione ha scoperto la lapide che ricorda il sacrificio del colonnello; a lui, è stata intitolata la caserma Tpc di Corso Garibaldi.

«Il Presidente Mattarella ci ha detto ‘sono con voi’ – spiega la signora Paola, mamma di Valerio, che ha presenziato alla cerimonia insieme al padre Settimio, al fratello dell’ufficiale ucciso, don Alberto, e alla vedova Barbara Cantucci – Quando ho parlato con lui, gli ho detto: ‘Presidente, la ringrazio per essere qui, lei può capire il nostro dolore... Come dobbiamo convivere con questo peso?’. Questa la risposta: ‘Signora, le nostre vite si uniscono nel dolore...’».

Mamma Paola ricorda poi i riconoscimenti di questi anni avuti da Vicenza, dall’Accademia di Modena, dalle borse di studio che ogni anno vengono assegnate al liceo classico della Nunziatella nel ricordo di Valerio. Ma, a distanza di sette anni dalla tragedia, la signora Paola non vuol sentire parlare di perdono.

«Una parola che ho cancellato completamente – dice con decisione – anche di questo ne ho parlato con Mattarella. Nessun perdono nè per il responsabile materiale della morte di mio figlio, nè soprattutto nei confronti di coloro che si sono resi complici e artefici di quanto avvenuto...».

PAROLE DURE, chiare, decise, che fanno tornare in mente la storia di Valerio Gildoni prima della tragedia del 2009, con il colonnello umbro ucciso da un anziano che si era barricato in casa a Nanto di Vicenza. I genitori hanno poi preso parte alla celebrazione che ha visto passare in rassegna il picchetto d’onore insieme al comandante generale, l’umbro Tullio Del Sette, e al Capo dello Stato. «Il presidente ci ha incoraggiato – ha detto don Alberto Gildoni, il fratello sacerdote – e, avendo vissuto anche lui la perdita in prima persona del fratello, senz’altro conosce la sensazione che una famiglia può vivere quando viene meno un proprio caro per fedeltà al dovere. Ha ricordato l’esempio e la generosità con cui Valerio era intervenuto e che rimane come testimonianza per tutti».

«Intitoliamo la caserma a un eroe dei nostri giorni, il colonnello Valerio Gildoni» ha scandito il comandante Del Sette durante la celebrazione.