
Mario Mazzi
Alla fine il pasticciaccio brutto della Cramst ha inguaiato tre dirigenti del Comune. La Corte dei Conti ha condannato per danno erariale al Comune di Orvieto il dirigente del Settore tecnico e manutenzione ed ex vicesindaco della passata amministrazione Mario Mazzi, quello del Settore finanza e bilancio Dino Bronzo e il segretario comunale Maria Perali. Disposto un risarcimento del danno in favore del Comune di 283.399 euro. La magistratura contabile aveva contestato una mancata acquisizione di entrate verso l’amministrazione di 302.193 euro che, secondo la Procura, era dovuto alla "cattiva gestione di un contratto di locazione attiva stipulato il 19 aprile 2013 dal Comune con la società Cooperativa Cramst". Inoltre di "mancate entrate da omessa offerta con procedura di gara" e "sottovalutazione del canone di locazione fissato nel contratto firmato, rispetto al valore minimo degli affitti praticati per immobili commerciali similari nella stessa zona e nello stesso periodo". Questo avrebbe comportato "minori crediti esposti nei bilanci del Comune negli anni dal 2013 al 2021 per un totale di 487.720 euro, compresi quelli dal 2018 al 2021 pari a 218.790 euro". In più la Procura aveva calcolato anche l’importo del mancato recupero dei crediti non riscossi per canoni di locazione dovuti dalla cooperativa in questione e che non sarebbero stati pagati per tutto il periodo dal 2013 al 2021, per complessivi 348.656 euro. Tutto questo fino a quando la cooperativa, tre anni fa, era stata posta in liquidazione coatta amministrativa. I tre dipendenti, di cui uno in pensione, dovranno versare gli importi incrementati anche in base alla rivalutazione monetaria. La vicenda si riferisce alla gestione del ristorante della Cramst, nel complesso del San Francesco che la omonima cooperativa ha fatto funzionare per anni nell’ immobile di proprietà comunale. Pur avendo occupato la sedecon il ristorante, la cooperativa aveva in realtà pagato l’affitto al Comune per pochissimi mesi. Era infatti sorta una controversia tra il Comune e la cooperativa su alcuni interventi di ristrutturazione che la Cramst avrebbe effettuato e dei quali avrebbe chiesto conto per la riduzione del canone. L’amministrazione comunale aveva contestato questa posizione. Ora la magistratura contabile condanna coloro che hanno gestito la pratica per conto delle casse comunali.
Cla.Lat.