Bandecchi, dimissioni protocollate. La maggioranza resta in silenzio

Venti giorni per ripensarci. Alternativa popolare in crisi a Terni. Ma il sindaco annuncia: "Vado in Europa"

Bandecchi, dimissioni protocollate. La maggioranza resta in silenzio
Bandecchi, dimissioni protocollate. La maggioranza resta in silenzio

Non escludo il ritorno, cantava Califano. E a Terni potrebbe accadere. Perché è vero che le dimissioni del sindaco, Stefano Bandecchi, sono state consegnate ieri mattina in una laconica lettera di una riga e mezza, con tutti i crismi dell’ufficialità (protocollo numero 0024210 del 9 febbraio 2024), ma è anche vero che il primo cittadino ha venti giorni per ritirarle prima che diventino definitive e irrevocabili. E non è escluso che il redde rationem in corso in Alternativa popolare, il partito che lo sostiene, abbia esiti tali da garantire il ritorno in carica dell’ex patron della Ternana.

Perché il problema è tutto lì: nella maretta in maggioranza. Con Bandecchi che sottolinea a Radio Roma Sound fm90: "Io non volevo dimettermi da sindaco, però ho fatto delle promesse al popolo ternano e io non sono arrabbiato con loro, ma devo garantirgli quello che gli ho promesso perché la cosa più brutta che può fare un politico è non mantenere ciò che ha promesso. Io con questo spirito ho offerto il mio lavoro. Vado nelle case dei cittadini, mi preoccupo di quello che non funziona, sennò non devi fare il sindaco". Tant’è. Bocche cucite nella maggioranza con un partito, Alternativa popolare, che a Terni “inondava“ le mail degli organi di stampa con uno, due comunicati al giorno e con conferenze stampa a ogni occasione utile, e che ora mantiene un silenzio strettissimo. Impenetrabile, se non per vie traverse che non devono essere quelle di chi informa. Da cittadini (e non solo da giornalisti) viene da chiedersi se i ternani non meritino un pizzico di chiarezza da parte di chi, della chiarezza e dell’esposizione social, ha fatto una bandiera e un’occasione per affermarsi. Ma se si guarda alle sue parole, l’ex (per ora) sindaco di Terni, chiarezza ne ha fatta, in abbondanza: "Io non mi sono dimesso da segretario di Alternativa Popolare né dal fare politica, voglio far politica per conto mio perché non stimo nessuno, penso che molti politici italiani andrebbero esiliati, dovrebbero vergognarsi – ha detto ancora a Radio Roma Sound –. Mi candiderò alle europee come capolista in tutte le circoscrizioni, io conto di arrivare al 4% alle europee, secondo voi con tutti gli imbecilli degli ultimi 30 anni in Italia, posso mollare? Io direi a tutti di farsi una camomilla, tanto è chiaro che diventerò presidente del consiglio, tanto è chiaro che le cose che posso fare per la nazione nessun altro è in grado di farle". D’altra parte lo aveva detto da subito: "Terni per me è un trampolino di lancio". Così pare, per ora.