Antonio Mezzancella
Antonio Mezzancella

Perugia, 12 novembre 2019 - «Come cavolo fai? Sei troppo bravo, ecco il tuo difetto!». Gli dice Fiorello al telefono. Ma della bravura e del talento di Antonio Mezzancella, vincitore del Torneo dei campioni di Tale e Quale Show 2019, condotto da Carlo Conti su Rai 1, se ne erano accorti da tempo anche la giuria e gli italiani dal divano di casa. Venerdì sera la finale ha fatto schizzare gli ascolti a quota 4.347.000 spettatori, con il 22% di share. Antonio, perugino di Chiugiana, liceo scientifico Alessi, 39 anni, padre di due bambine, ha vinto la finalissima con l’imitazione di Mengoni. Standing ovation ne aveva incassate anche con Ultimo e il Liga, passando con disinvoltura da un personaggio all’altro, scavando nella personalità, oltre che nella voce.

Antonio come sei arrivato a Tale e Quale Show?
«Cantavo anche da piccolo. Poi ho imparato a suonare la chitarra e il piano da autodidatta. La vena artistica è esplosa a 19 anni: il primo debutto da animatore in un villaggio turistico. Quando sono tornato a Perugia ho continuato a esibirmi come cantante di pianobar, ai matrimoni, alle feste, qualche comparsata a Domenica in. Nel 2004 ho vinto il festival di Castrocaro e l’anno dopo ho partecipato a Sei un mito con l’imitazione di Ruggeri. Le esperienze in radio per le emittenti M2O, Radio due e Radio Deejay. La svolta è arrivata con Tu Sì Que Vales e da lì si sono aperte anche le porte di Tale e Quale Show».

Fiorello ti ha chiesto come fai ad essere così bravo...
«Non ho avuto fretta. Mi sono fatto anni di gavetta, niente scorciatoie, raccomandazioni nessuna, impegno e studio tanto. Cosa che consiglio anche ai giovani. Vogliono arrivare senza sudare, ma non è così che si cresce».

E Salemme ha detto «sei un fenomeno. Ti riesce tutto». Ci sarà stata qualche difficoltà...
«Forse Ultimo e Meta: cantanti seguitissimi ma ancora poco imitati. Non facile entrare nei panni del Liga, molto lontano dal mio modo di essere».

Cosa c’è nel tuo futuro: hai mai pensato a Sanremo?
«Non lo escludo. Aspetto e mi guardo intorno. Di cantanti però ce ne sono tantissimi. Di imitatori un po’ meno. Dunque... ».