Firenze, 7 marzo 2021 - Al 'Chiaro di luna' (02,29), che poi in soldoni è la traduzione dal danese del loro nome di battaglia, i Maneskin agguantano il Sanremo in Dad venti-ventuno (cit.Amadeus).

"Siamo fuori di testa" urlano, con piglio da rock platinato nel cuore della notte in un Ariston spettrale i giovani padri romani della Marlena che forse stanotte, la notte della maturità, tornerà perfino a casa.

"Vince il rock" (domestico aggiungiamo noi) urla Fiorello facendo ficcare le mani nei capelli ai puristi del genere per i quali per entrare nel settore urgerebbero requisiti base come giacche lise, barbe strapazzate e voci sfiatate.

Eppure per volontà di popolo si chiappano l'alloro i ragazzi romani. Straordinari nell'impatto sul palco, nella maturità scenica, nell'intelligenza dei testi. Istrionici quel tanto che basta per stupire, abbastanza furbi da confezionare un rock da Rai 1 che non è altro, alla fine, che il confettino figlio dei tempi: etichetta, laboratorio, involucro.

Grande band, nulla da pontificare in contrario, anche se, detto con umiltà dal pc, quella del mazzo di fiori donato al direttore d'orchestra è in automatico ammissione di rock all'acqua di rose.

Non basta il fiato forte dei followers a spingere sul trono il composto e colorato Fedez e la sua emozionata Michielin mentre si arrende al bronzo un Ermal Meta che produce un bel pezzo, sanremese e ammiccante, ma alla fine non sufficiente per l'oro.

Quarti Colapesce e DiMartino. Eppure vincitori morali. La loro richiesta di musica leggera, anzi leggerissima, perché con tutto questo urlo social ci sono dei momenti in cui non c'è davvero voglia di niente, ci era sembrato il messaggio intellettualmente più onesto.