«Sono tornata da due giorni dal Benin, un Paese che ha un po’ messo in discussione l’immagine che mi ero fatta dell’Africa Subsahariana. A conferma che generalizzare è sempre sbagliato, perché conoscere qualche angolo di Burkina Faso non significa conoscere l’Africa, né tantomeno l’Africa Subsahariana, ma nemmeno il Burkina». Comincia così la testimonianza di Costanza, che ha viaggiato in Benin con la missione del Movimento Shalom. «In Benin c’è il mare, e basta la cartina geografica per notarlo, piove, almeno in questo periodo dell’anno, e la vegetazione è rigogliosa – osserva Costanza -. Il Benin è povero ma le città sono moderne con i grattacieli, le spiagge attrezzate e quasi tutte le strade (del centro) pavimentate o asfaltate. In Benin il voodoo è una religione riconosciuta dallo stato e gli stregoni hanno un attestato rilasciato dal Dipartimento di residenza che li ‘certifica’».

La prima giornata è già un pugno nello stomaco, con la visita a una clinica e a un carcere. «Sappiamo tutti che i malati e i carcerati, soprattutto se minorenni, sono più infelici degli altri in ogni parte del mondo, ma qua lo sono ancora di più. È inutile stare a descrivere, se ci vai lo vedi, lo senti, lo percepisci, a scriverlo si banalizza e diventa una cosa accettabile». Insomma, raccontare e vedere vis-a-vis una bambina di 14 anni detenuta ricevere la visita del figlio di 2 anni, non è la stessa cosa. Più positiva la visita alla Casa Famiglia Riccardo e Ruggero di Flavio a Lokossa, il progetto sostenuto dal Movimento Shalom. Qui bambini, che vivevano abbandonati in strada fino allo scorso settembre, sono oggi sorridenti, sereni, accuditi. I piccoli vengono portati in gita a Ouidah, al mare: è il momento dei giochi, del freesbee, delle biglie, del ping pong. «Gli ultimi giorni li passo a Cotonou, la capitale economica. La città mi spiazza. È una città moderna (o almeno il suo centro lo è), con palazzi e strade asfaltate, case da 700mila euro e stabilimenti balneari. C’è dietro un enorme giro di soldi, imprese, banche cinesi e interessi che non conosco, e ho la sgradevole impressione che questa città non appartenga ai suoi abitanti. Me ne riparto con il solito magone, senso di ingiustizia per questa terra così maltrattata e sfruttata da tutti, africani e europei. Un viaggio così dovrebbero farlo tutti – conclude Costanza -, soprattutto oggi, soprattutto chi grida all’invasione, soprattutto chi guarda con sospetto chi è diverso da sé, non tanto per vedere la miseria da cui scappano, ma per vedere, sentire e capire l’umanità, in senso lato e letterale. L’essere umano con i suoi limiti e le sue grandezze, in un ambiente così selvaggio, a volte ostile e a volte ospitale, il modo in cui si creano relazioni e legami tra noi e loro, perché in fondo che non c’è nessun noi e nessun loro».

È possibile sostenere a distanza i bambini della Casa Famiglia Riccardo e Ruggero di Flavio a Lokossa.

Tutte le info sono disponibili su: www.movimento-shalom.org/ progetto/casa-famiglia-riccardo-e- ruggero-di-flavio-benin/