Una delle opere del percorso espositivo di Palazzo Mosca
Una delle opere del percorso espositivo di Palazzo Mosca

Per la prima volta nella città di Pesaro, ecco un’interessante mostra sul grande pittore e incisore Rembrandt Harmenszoon van Rijn. Oltre cento opere che raccontano la produzione grafica di uno dei massimi artisti di tutti i tempi. La retrospettiva, a cura di Luca Baroni, è promossa dal Comune di Pesaro – Assessorato alla Bellezza, in collaborazione con Sistema Museo e The Art.Co., e si potrà visitare fino al 27 marzo. L’opera del grande artista olandese è molto rara in Italia; l’eccezionale quantità di fogli presenti a Pesaro si deve al generoso contributo di collezionisti privati, tutti residenti nel territorio marchigiano, che hanno deciso di mettere a disposizione del pubblico alcuni dei loro tesori più preziosi per diffondere la conoscenza e la passione per l’incisione. Il percorso si snoda per temi, a partire dalla presentazione del protagonista nella sezione Ritratti, tra cui spiccano "L’autoritratto con cappello" (1638) e quello con la moglie "Saskia" (1636), eseguito dopo il matrimonio. Si prosegue con la rappresentazione del corpo, maschile così come femminile, vestito o nudo, come nell’esemplare "Diana al bagno" (1631), e si entra nel vivo con una sala dedicata al tema della "Notte", animata dalle suggestive ambientazioni notturne in cui Rembrandt notoriamente eccelleva. E ancora, le scene dell’"Antico e del Nuovo Testamento", tra cui spiccano la celebre "Deposizione" (1633) e la "Morte della Vergine" (1639), e, nell’ultima sala, le suggestive figure degli "Artefici e pensatori".

Museo Nazionale Rossini
ROF 15K. La libertà dello sguardo nell’immaginario visivo rossiniano
L’appuntamento con la mostra "ROF 15K. La libertà dello sguardo nell’immaginario visivo rossiniano" è al Museo Nazionale Rossini. Realizzata grazie al lavoro dei Laboratori del ROF che ha portato al restauro di 24 modellini di scena di alcune delle principali opere allestite in 42 anni di Festival. Curata da Cristian Della Chiara su un progetto di allestimento di Bruno Mariotti, CH+, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro, l’esposizione è stata realizzata dai Laboratori del ROF assieme a Sistema Museo e, per la parte multimediale, da Marco Rossetti, Imergo. La regia e le produzioni video sono a cura di Alberto Giuliani, le fotografie dello Studio Amati Bacciardi. Il 28 agosto 1980 il sipario del Teatro Rossini si alzava per la prima rappresentazione della Gazza ladra, spettacolo inaugurale dell’edizione numero uno del Rossini Opera Festival.

Sisto V e Pericle Fazzini tra "Gloria e Memoria"
Focus / Un Pontefice visionario ed uno dei più talentuosi scultori italiani del Novecento
Nell’ambito delle Celebrazioni per il V Centenario della nascita di papa Sisto V, la Regione Marche e il Comune di Montalto delle Marche, in collaborazione con la Fondazione Pericle Fazzini e il Comune di Grottammare e con il Patrocinio del Pontificio Consiglio della Cultura e il Ministero della Cultura, presentano la mostra "Sisto V e Pericle Fazzini Gloria e Memoria", aperta al pubblico dal 13 dicembre 2021 al 30 giugno 2022. L’esposizione – con sede principale a Palazzo Paradisi di Montalto delle Marche – vuole raccontare due figure – un Papa visionario e uno dei maggiori scultori italiani del Novecento – apparentemente distanti tra loro, ma che hanno vari aspetti in comune. Sono nati entrambi a Grottammare (AP) – Sisto V nel 1521 e Fazzini nel 1913 –, entrambi hanno operato a Roma ma senza abbandonare mai le loro radici e l’amore per la terra natale, e si sono dimostrati molto legati al borgo di Montalto delle Marche, città d’origine della famiglia di Sisto V, e per cui Fazzini ha realizzato una delle sue ultime sculture, proprio dedicata al Pontefice. La mostra "Sisto V e Pericle Fazzini Gloria e Memoria" si apre idealmente con il Monumento a Sisto V progettato da Pericle Fazzini per la città di Montalto delle Marche tra il 1984 e il 1985 e, a Palazzo Paradisi di Montalto delle Marche, presenta oltre cinquanta opere di Fazzini tra sculture in bronzo e legno, studi, bozzetti, disegni, incisioni, alcune delle quali verranno esposte a rotazione nel corso dei mesi.

Da New York a Venezia: a Jesi l’antologica di William Congdon
Appuntamento / Tutti i giorni a Jesi, negli spazi del Palazzo Bisaccioni
La Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, col patrocinio della Regione Marche, presenta nella propria sede l’importante mostra antologica del pittore americano William Congdon (1912-1998), un’interprete eccezionale del Novecento che con la sua pittura ha dato un volto alla ricerca umana del secolo breve, grazie a un’indagine antropologica sfociata in quadri di grande potenza lirica, tra città e natura antropizzata. La mostra nasce dalla volontà della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi che ha coinvolto l’associazione culturale Casa Testori. Le opere esposte sono state messe generosamente a disposizione dalla William G. Congdon Foundation – che tutela l’opera del pittore – e appositamente selezionate da Davide Dall’Ombra, direttore di Casa Testori. Un percorso esaustivo e inaspettato di oltre trenta quadri, spesso di grandi dimensioni, pensato per gli spazi di Palazzo Bisaccioni: dalle New York degli anni Quaranta e le Venezie amate e collezionate da Peggy Guggenheim, fino all’approdo metafisico dei Campi arati degli anni '80 e '90. Il visitatore potrà muovere il suo sguardo dall’energia dirompente del linguaggio americano dell’Action painting, di cui Congdon era un interprete, attraverso le sue prime esperienze di viaggio per le città d’elezione. è così che la Roma imponente delle vestigia del Pantheon fa i conti con una rappresentazione esistenziale dell’architettura, rappresentata dalla voragine delColosseo o dalla precarietà della città di Assisi, franante sulla collina. A raccontare a ritrattistica delle città, spiccano in mostra, una dopo l’altra, le imponenti tavole di Istanbul, del Taj Mahal, del deserto marchiato dalla presenza umana di Sahara e della voragine di Santorini. A contrappunto dei tormenti e fasti delle civiltà, Congdon scende nel minuto dell’esistenza, attraversando la metafora dell’animale che, come la natura, deve fare i conti con la violenza dell’uomo. è così che il ciclo dei Tori diviene la metafora della ricerca crudele, espressa dalle nostre tradizioni, come nell’inseguimento dei propri desideri