DIMASSIMO CHERUBINI
Cronaca

Tornato il ’polacco’, era al Crastatone. Arrestato: deve scontare 10 mesi

L’uomo è stato notato da una pattuglia. Prima di intervenire sono stati chiamati rinforzi viste le sue intemperanze

I militari l’hanno riconosciuto subito: era una loro vecchia conoscenza (foto archivio)

I militari l’hanno riconosciuto subito: era una loro vecchia conoscenza (foto archivio)

di Massimo Cherubini

Era tra la folla che l’altra sera animava l’inizio del "Crastatone" di Piancastagnaio. Saluk Mancin, il 40enne polacco che, per anni, ha seminato il panico nei paesi dell’Amiata è stato riconosciuto. E arrestato dai carabinieri della locale stazione. Una pattuglia, presente in piazza Castello, ha notato un ’volto noto’. Era lui, Saluk Mancin, colpito da un mandato di arresto perché deve scontare circa dieci mesi per la somma di pene infittegli con molteplici sentenze passate in giudicato. La pattuglia ha prontamente informato i superiori della presenza del polacco, così tutto lo conoscono. Prima di intervenire sono stati giunti rinforzi da altre caserme che fanno capo alla Compagnia di Montalcino. Si temeva, visto i numerosi precedenti, che Saluk reagisse violentemente ad ogni tipo di controllo. Come verificatosi altre volte. E’ scattato il fermo per il controllo, al quale hanno assistito molte persone presenti al "Crastatone". Il polacco è stato potato prima nella locale stazione, poi nella Tenenza di Abbadia San Salvatore dove è stata notificata l’ordinanza di arresto. Nella notte il polacco è tornato di nuovo in una cella di Santo Spirito.

Una storia, quella di Saluk Mancini, che ha quasi dell’incredibile. Come detto si è reso responsabile di numerosi atti per lo più commessi ad Abbadia San Salvatore, dove era domiciliato. Cinque carabinieri feriti, cinque anni di carcere da scontare, per rapina, in Polonia. Altre violenze consumate nei paesi della zona. Era scattata una vera e propria invocazione dell’espulsione. Che viene decretata nel marzo 2019. Cittadini, sindaci, che avevano invocato (era stata sottoscritta anche una petizione popolare) tirano un sospiro di sollievo. Ma il ritorno alla tranquillità dura poco. Tre mesi dopo, nel maggio dello stesso anno, Saluk torna ad Abbadia San Salvatore, riprende la sua ’attività’. I sindaci non nascondono, interpretando il pensiero dei cittadini, indignazione. Passano diversi mesi e il polacco viene colpito da un nuovo decreto di espulsione. Questa volta gli anni di allontanamento sono stati rispettati. Può tornare in Italia, lo fa recandosi sull’Amiata dove ha i suoi riferimenti. Forse dimenticando il mandato di cattura per il residuo di pene da scontare. "Lunedì - si limita a dire l’avvocato di fiducia Alessandro Betti- vado ad incontrare in carcere il mio assistito. La notifica del provvedimento è avvenuta questa mattina (ieri, ndr). Si tratta di alcuni mesi di detenzione da scontare. Valuteremo se chiedere gli arresti domiciliari".