Il Monte dei Paschi ha chiuso gli stress test dell’Eba con il voto peggiore
Il Monte dei Paschi ha chiuso gli stress test dell’Eba con il voto peggiore
Come era ampiamente preventivato, nonostante le indiscrezioni ottimistiche di chi intravedeva segnali positivi che avrebbero scacciato qualche nube sull’orizzonte, il Monte dei Paschi ha registrato il peggior risultato tra le 50 banche europee sottoposte dall’Eba allo stress test. L’istituto senese, nello scenario avverso, vede il suo Cet1 ratio, il principale indicatore di solidità...

Come era ampiamente preventivato, nonostante le indiscrezioni ottimistiche di chi intravedeva segnali positivi che avrebbero scacciato qualche nube sull’orizzonte, il Monte dei Paschi ha registrato il peggior risultato tra le 50 banche europee sottoposte dall’Eba allo stress test. L’istituto senese, nello scenario avverso, vede il suo Cet1 ratio, il principale indicatore di solidità patrimoniale, ridursi di 996 punti base passando dal 9,86% di fine 2020 al 5,04% a fine 2021, al 2,47% a fine 2022 e passare addirittura in negativo al 2023 (-0,10%). Il risultato non è inaspettato: Rocca Salimbeni aspetta la soluzione strutturale da mesi, lo shortfall patrimoniale è stato quantificato in 2 miliardi e mezzo, anche se c’è chi prevede un fabbisogno ridotto. Con l’apertura della trattativa da parte di UniCredit, l’ipotesi di aumenti di capitale sottoscritti dal Governo si è allontanata.

E’ la pagella peggiore, quella del Monte, una bocciatura che cancella tutte le velleità di piani ’stand alone’ e situazioni in miglioramento. Le altre banche italiane coinvolte negli stress test Eba (Intesa, Unicredit, Mediobanca e Banco Bpm) sarebbero tutte sostanzialmente promosse nell’esercizio.

Da Banca Mps arriva una nota per attenuare gli effetti della bocciatura: " I risultati di Mps nello stress test 2021 condotto dall’Eba sono coerenti con il Capital Plan inviato alla Banca Centrale Europea il 29 gennaio - scrive Rocca Salimbeni - documento che prevede un’operazione di rafforzamento patrimoniale di 2,5 miliardi di euro sulla quale la Banca ha inviato alla BCE una possibile tempistica specificando che l’eventuale operazione di aumento di capitale rappresenta un’opzione subordinata rispetto al perseguimento della soluzione strutturale. Non tiene conto delle future strategie aziendali e delle azioni gestionali e non rappresente una previsione degli utili della Banca. E inoltre - è la conclusione del Monte - non riflette gli effetti degli accordi preliminari annunciati con la Fondazione Mps".