Siena, 10 marzo 2018 - La tecnologia a supporto della disabilità, in questo caso sensoriale, non è stata scoperta ieri. Gli ausili per la sordità fino ad oggi utilizzati, però, sono sì funzionali ma spesso non belli da vedere. E’ proprio qui che entra in gioco il Fab Lab dell’Università di Siena che ha deciso di ideare degli accessori femminili che mettono insieme tecnologia e bellezza.

Sono gioielli interattivi, realizzati in parte con materiali riciclati, che permettono di vivere l’esperienza del suono attraverso il corpo. Essi, infatti, riconoscono e rilevano i vari suoni ambientali per poi tradurli in vibrazioni, luci o cambiamenti di forma e renderli così percepibili a chi li indossa.

A corredo c’è anche un’applicazione per smartphone con la quale è possibile registrare determinati suoni che vengono poi notificati alla persona. In pratica il telefono non fa altro che confermare quanto segnalato dai gioielli.

Collane e anelli, veri e propri oggetti di moda che colmano i limiti estetici dei loro predecessori rispondendo e soddisfando quella che è poi un’esigenza di ogni donna, ovvero sentirsi bella. «Il design della collezione è guidato dall’idea che gli ausili per la disabilità non debbano essere progettati solo nelle loro caratteristiche formali – spiega la professoressa Patrizia Marti, ideatrice del progetto – ma debbano rispettare il desiderio di bellezza, benessere e comfort della persona, riducendo così l’impatto negativo della disabilità. Proprio per capire appieno le loro esigenze, le varie fasi di lavoro hanno visto il coinvolgimento anche di alcune donne sorde».

Il progetto si chiama Quietude, ha solo sei mesi di vita ma ha già fatto passi da gigante. I gioielli della collezione, nati dentro il Fab Lab e dalla collaborazione con Glitch Factory, T4All, University of Southern Denmark e Siena Art Insitute (dove sono stati presentati proprio ieri pomeriggio in un evento pubblico), hanno ricevuto anche il finanziamento dell’Unione Europea nell’ambito del programma di ricerca e innovazione Wear Sustain 2017.

«Il passo successivo sarà quello di renderli un prodotto commerciale a tutti gli effetti, grazie anche all’aiuto delle due aziende del consorzio – continua la professoressa Marti – A breve partirà anche una campagna di crowdfunding».