di Angela Gorellini La sfida non è stata vinta. È stata ’ipervinta’: a un anno dalla sua creazione Smartway viaggia con il vento in poppa e non ha alcuna intenzione di fermarsi. È diventata un punto di riferimento non solo per i privati, ma anche e soprattutto per aziende (il rapporto è del 20-80 per cento) del calibro di Everli, Wind, Caffeina, Valzania. Per il 2022 già 300 le settimane pagate e prenotabili. L’intuizione, insomma, è stata geniale: la piattaforma, che fonda le sue radici a Montepulciano, offre ai lavoratori in remoto, ambienti su misura, nei più spettacolari, caratteristici, spesso sconosciuti, borghi del...

di Angela Gorellini

La sfida non è stata vinta. È stata ’ipervinta’: a un anno dalla sua creazione Smartway viaggia con il vento in poppa e non ha alcuna intenzione di fermarsi. È diventata un punto di riferimento non solo per i privati, ma anche e soprattutto per aziende (il rapporto è del 20-80 per cento) del calibro di Everli, Wind, Caffeina, Valzania. Per il 2022 già 300 le settimane pagate e prenotabili. L’intuizione, insomma, è stata geniale: la piattaforma, che fonda le sue radici a Montepulciano, offre ai lavoratori in remoto, ambienti su misura, nei più spettacolari, caratteristici, spesso sconosciuti, borghi del territorio, locale e nazionale, garantendo disponibilità da parte della comunità, servizi efficienti e benessere. Location perfette per lavorare al top.

Perché oggi, come spiega uno dei realizzatori della start-up (ai due soci iniziali se ne sono aggiunti altri tre, tutti provenienti da contesti aziendali, quindi ben consapevoli di come si muove questo mondo) Berardino D’Errico (in foto con i soci) "oggi le aziende sono particolarmente attente al benessere, appunto, dei propri dipendenti, investono di più sulle persone".

Investimenti possibili, grazie al risparmio sulle spese delle sedi. D’altra parte, quella del lavoro in remoto, è una strada che continua a essere battuta. Ma Smartway ha anche un’altra, fondamentale, mission: l’impatto sociale. Ovvero la valorizzazione dei borghi, delle aree in cui soggiornano gli smart worker. Facendone conoscere l’anima, anche grazie alla presenza di un ‘town angel’, un ‘angelo del posto’ (pagato dalla start-up che quindi offre anche possibilità di lavoro): una figura a metà tra l’animatore del villaggio e il solutore di problemi, un rompighiaccio, un punto di riferimento all’interno delle comunità, perché i lavoratori possano integrarsi al meglio in esse. Qualcuno è amante della bici? Ecco, troverà chi è pronto a pedalare insieme a lui C’è chi vuole bere un bicchiere di vino in compagnia? Nessun problema, troverà un gruppo di ‘amici’ con cui farlo. Solo qualche giorno fa Smartway ha portato a Montepulciano 300 persone: ha letteralmente spostato un’azienda. E chissà quante, di queste persone, un giorno torneranno o consiglieranno il soggiorno. Il gioco funziona anche grazie a una forte componente tecnologica, che si traduce in un’app che permette di digitalizzare il borgo, dando agli uffici del personale la possibilità di comunicare con i dipendenti, di non perderne il controllo. Sono le aziende, alla fine, che pagano il servizio, non le aree o gli host. E c’è da considerare che anche quelle più piccole possono avere tanti clienti, magari pure all’estero: una rete che sposta molte, molte, persone.

Per arrivare a questo punto, gli ideatori di Smartway si sono mossi passo passo, attenti a cogliere ogni esigenza e ogni necessità. Pronti a sperimentare. E lo hanno fatto con successo: partiti da Montepulciano, Pergine, Perledo e Sciacca, hanno adesso nel mirino Civita, Valdobbiadene, Verdi, Tursi, Sutri. "Se quello dello smart-working ha iniziato a diventare un argomento trendy, noi aiutiamo le aziende a concretizzare le loro idee" ha concluso D’Errico, che ha "ipervinto" la sua ambiziosa sfida.